La visita a Cava di Marianne Talbot

Pubblicato in Cava Ieri Etichettato sotto Scritto da Matteo

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Foto di Cava de' Tirreni

Nel 1816, Sir George Talbot, un illustre gentleman dell'alta società londinese, con le sue due figlie prese residenza nel Continente. Qui, dopo a parte occasionali periodi di nuovo in Inghilterra , vi passo 16 anni. La sua figlia maggiore, marianna (1788 -1885) registrò il suo soggiorno in un diario personale. Il diario, che parte dal 1° marzo 1829, quando i Talbots vivevano a Napoli, è contenuto nell'affascinante libro di Michael Heafford.
 
La Cava. Domenica 18 settembre 1831. 
Dopo essere stati tutti malati siamo arrivati qui giovedì desiderosi di un cambiamento di aria e di paesaggio. Non esistono locande o affittacamere in questo grande villaggio sparpagliato sui colli. La Cava è composta da case bianche, alcune delle quali molto graziose, chiese e conventi indipendenti costruiti nella vallata e sulle colline circostanti. Sir H. Lushington, con la sua solita vivacità e affabilità, ci ha trovato una casa privata per una settimana, è un Palazzo discretamente grande, cupo e non molto confortevole - siamo arrivati qui sotto la pioggia battente e cosi ha continuato fino a tutto venerdì, sabato però si è rasserenato e siamo andati dalla Dame du Paroisse, la Dama Bianca. Ella vive in una vecchia casa bella e bizzarra, tutta stravaganza e comfort, con un elegante aspetto esotico. La Loggia è piena di fiori e alle pareti vi sono ritratti di abati e antenati. Che strana esistenza conduce questa Miss Whyte, della quale nessuno conosce la storia ma che conosce tutti. Deve essere una donna generosa e di animo buono, penso.
Abbiamo fatto una lunga cavalcata con i Lushington su di un’alta montagna in cima alla quale, affacciati sulla baia di Salerno, si trovano i resti di una cappella diroccata e un eremo che abbiamo visitato prima di scendere attraverso sentieri tortuosi fino a Salerno, dove era in pieno svolgimento una fiera del bestiame. Mandrie di cavalli selvatici e bufali erano tenuti in riga da uomini a cavallo che impugnavano grandi bastoni. Questi uomini indossavano i cappelli a punta delle Province del Sud, decorati con una piuma e molto spesso un fiore e sembravano selvatici quanto gli animali che controllavano.
Oggi siamo usciti alle 10 per andare a sentire la Messa nel Monastero della Trinità. Ci siamo uniti a Sir W. (Gell) e ai Lushington. E’ stato divertente osservare i gruppi di contadini, una ragazzina con grandi occhi espressivi come quelli di Lady Mansfield mi ha incantata. Povera bambina, avrei voluto regalarle una giacca nuova, la sua era così lacera, ma non ho potuto farlo e quel gruppetto di bambini che giocava vicino a noi durante la Funzione è stato più piacevole della Messa, che pure era ben organizzata. La musica è iniziata con una lenta esecuzione all’organo che presto si è trasformata nel Finale del Tancredi e da lì aI Barbiere di Siviglia e ha “preso l’anima rapita” e l’ha condotta tino aI San Carlo! 
Non mi piace la musica profana nei luoghi sacri, nè mi piace la musica allegra suonata all’organo che manda l’anima a danzare in paradiso, ma ben si adatta agli scopi della religione cattolica che evidentemente desidera che i suoi seguaci vivano meno momenti spiacevoli possibile.
La Chiesa di questo Monastero è stata rinnovata da poco e ha perso quell’aspetto di grande antichità che sostiene di avere. Dopo la funzione siamo andati in una stanza sulla cui porta era scritto ‘Donne Forrestiere” dove i sacerdoti hanno mostrato a Sir William GelI e Mr.Strangways, che sono entrambi istruiti, alcune peculiarità del convento: la Concessione delle Terre di Rugiero, Re di Sicilia, fatta 750 anni prima, che specifica che oltre alle terre furono ceduti anche i contadini, sia saraceni che cristiani.
La concessione è incorniciata e protetta da un vetro, con sigillo e firma. Dopo ci hanno mostrato un volumetto sottile contenente il Codice delle Leggi Longobarde su pergamena, con miniature e disegni, molto simili nello stile e nei colori a quelli sulle carte da gioco. Hanno una Bibbia della quale sono molto orgogliosi, del VlI o VIII secolo, con iscrizioni su pelle di pecora e i capitoli scritti in argento su pergamena lilla e blu.
Il libro è quadrato e suddiviso in colonne. Sir William pensa che parti di questa Bibbia siano del VlI secolo ma che la maggior parte risalga a uni periodo successivo. C’era anche un’ altra Bibbia, in latino, splendidamente miniata su pergamena del XIV secolo. Una volta lasciato il Monastero, siamo arrivati fin giù alle grotte lungo il fiume nella Vallata. In queste profondità ci sono sentieri bellissimi e guardando all’insù si vede il convento sulla roccia in alto e le montagne ancona più in alto. Quando si ode il canto dei Vespri, e i monaci eruditi camminano per questi sentieri con uni libro in mano, o riflettendo su antichi manoscritti, sì può immaginare l’incanto di questo rifugio per religiosi colti quale erano questi Benedettini. Questo convento fu fondato da Adalferio, un principe di Salerno, che era un pio eremita ritiratosi in queste grotte nella valle. Il convento fu costruito e ricostruito più volte, finché i francesi lo soppressero quando occuparono Napoli. Da allora è stato restaurato, ma non è tornato al suo antico splendore né a possedere le terre che tempo addietro gli appartennero. Le grotte, nelle quali ci sono ancora tracce della residenza di un eremita e i resti di un oratorio, sono belle - le stalattiti con le piante selvatiche rampicanti e i profondi burroni attraversati da un grezzo ponte ad un solo arco e i segni delle cascate impetuose fanno di questo posto il più romantico degli angoli romantici della zona, e tuttora è un rifugio per pittori, poeti ed appassionati.
Abbiamo cavalcato per le colline fino ai villaggi vicini. Era la festa della Madonna dei Sette Dolori e alcune Chiese erano aperte e sì intravedeva la statua della Madonna all’interno, vestita come la notte, scura, con stelle d’argento e sette spade simbolo della giornata conficcate nel cuore.
Le vedute dalle piattaforme antistanti le chiese erano adorabili, la campagna era festosa e ridente e da questi villaggi, non interrotti nemmeno da una strada, spesso ci affacciavamo a guardare giù verso la via maestra per Vietri e Salerno, quella che portava alle province del sud, che adesso a causa della fiera era affollata di mandrie di buoi, pecore e capre, con carri e canrretti, preti e soldati che andavano avanti e indietro.
19 settembre 1831. Siamo arrivati a casa molto stanchi dopo una movimentata cavalcata per i villaggi con i Lushington. Sir Henry si comporta come si addice a un diciottenne, ma la sua condotta in queste escursioni dimostra ancona meno dal momento che un percorso che non può definirsi strada su di un precipizio perpendicolare sembra avere un grande fascino per lui. Abbiamo attraversato le montagne seguendo il volo del corvo e ci siamo ritrovati a scendere vicino Baronesi, dove abbiamo trovato le carrozze e siamo tornati a casa passando per Salerno e Vietri. La gente nei villaggi in queste zone selvagge veniva fuori a gruppetti per guardarci, non avendo mai visto delle Signore a dorso di asini.
20 settembre 1831. Oggi abbiamo fatto una bella escursione lungo il Rottola e la vista del ponte, la città,i conventi, il mare e le montagne ci ha dato l’idea che La Cava deve essere stata un magnifico posto in passato. Per tutta la giornata abbiamo parlato di occhi e degli occhi di Lady Adams — è una vecchia bellezza e i napoletani di lei dicono “Lunghi, lunghi, secca secca”
Mi è dispiaciuto non vedere le tombe degli abati de La Cava, che sono sepolti nella Roccia nella chiesa della Trinità. Siamo andati nella Cattedrale e nella Chiesa Francescana di La Cava. Nella prima si trovano un grande numero di tombe di gesuiti con strane e ricche iscrizioni e nella seconda vi sono molte tombe graziose.
Marianne Talbot
Traduzione dall’inglese di Anna Sergio
(da Life in the South — The Naples Journal of Marianne Talbot 1829-32, edited with notes by Michael Heafford, Postillon Books, Cambridge 2012,pp. 136-139)

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