L'Abbazia benedettina della SS. Trinità

Pubblicato in La religiosità Etichettato sotto Scritto da Matteo

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Foto di Cava de' Tirreni

Alle pendici del monte Pertuso, sotto l’immensa Cava Arsicia, sorse a partire dal 1011 l’ Abbazia benedettina della SS. Trinità, fondata da S. Alferio Pappacarbone che ne fu il primo abate..Alferio, nobile salernitano di origine longobarda formatosi a Cluny. Sotto il terzo abate S. Pietro divenne centro di una congregazione vasta , l' Ordo Cavensis, che arrivò ad avere ben 400 dipendenze tra chiese, abbazie e priorati. L'influenza si estese in tutto il Mezzogiorno d'Italia, anche con il favore dei principi salernitani che furono sempre benevolenti.

I primi quattro abati furono dichiarati Santi dalla Chiesa: Alferio,Leone, Pietro e Costabile, mentre altri otto furono dichiarati beati (Simone,Falcone, Marino, Benincasa, Pietro II, Balsam, Leonardo e Leone II). Tra il XIII ed il XIV secolo cominciò un declino causato dalla troppa cura dei beni materiali e per le numerose devastazione ed espoliazioni. Nel 1394 divenne sede vescovile poi fu affidata fino al 1497 ad abati commendatari. In questo anno fu aggregata alla Congregazione di S.Giustina da Padova, con l'osservanza della vita monastica e il governo della diocesi. La chiesa e alcune zone dell'abbazia furono ampliate nel XVIII sec. Con la legge di soppressione del 1867 la Badia fu dichiarata Monumento nazionale ed affidata d un abate pro- tempore. Nel 1979 fu ristrutturata dalla S. Sede ed attualmente conserva e gestisce i santuari di Maria SS. Avvocata sopra Maiori, dell' Avvocatella a S. Cesareo e di S. Vincenzo Ferreri a Dragonea di Vietri sul Mare.


La Chiesa fu costruita nel sec.XI dall'abate S.Pietro e consacrata il 5 settembre 1092 da papa Urbano II. Completamente ricostruita nel sec. XVIII su disegni di Giovanni del Gaiso. Della basilica primitiva restano l'ambone cosmatesco del sec. XII e la Cappella dei SS.Padri, ristrutturata e rivestita di marmi policromi.
L’attuale facciata risale alla seconda metà del ‘700. La cupola, il coro e la traversa furono affrescati nel secolo scorso da Vincenzo Morani. Da notare l’ambone con mosaico cosmatesco del XII sec., i due bassorilievi rinascimentali raffiguranti S. Matteo e S. Felicita presso la cappella del Sacramento, l’altare seicentesco in marmi policromi di quest’ ultima.
A destra, la grotta di S. Alferio con l’urna contenente le reliquie del santo e resti di affreschi del XIV sec. alle pareti. La sacrestia è arredata con stigli del ‘700: vi si accede da un bel portale rinascimentale finemente intagliato. In una delle cappelle adiacenti si ammira l’altorilievo di Tino da Camaino (XIV sec.) raffigurante la Madonna col Bambino fra S. Benedetto e S. Alferio. Nel paliotto è inserita una lastra di marmo del sec. XI.


Sormontato dalla viva roccia, il chiostro romanico (XIII sec.) è ornato da sarcofaghi di epoca romana: il più pregevole è quello raffigurante il mito di Meleagro.Il Chiostro ,unico per il suo genere e per le sue careatteristiche,è il risultato del continuo avvicendarsi di interventi:esso venne edificato tra l'Xi ed il XIII secolo,nello spazio ristretto tra la Grotta Arsicia, primo nucleo del cenobio benedettino, e le acuqe del ruscello Selano.La particolare conformazione del territorio non ne permise creazione di struttura più ampia, così come si puo' invece ammirare in altri monasteri. In effetti il chiostro rappresenta il luogo piu' intimo del monastero. Nella parte piu' prfonda della grotta si puo' notarr un muro di epoca romana, che conferma l'esistenza di manufatti precdenti alla venuta di Alferio Pappacarbone.In questo muro venne ritrovata la piccola scultura del fauno, che testimonia probabilmente l'attività nella zoan del culto pagano.Il chiostro presenta l'influenza bizantina, considerati anche i numerosi commerci che gli stessi monaci della Badia tenevano con l'Oriente.

Alle pareti del cosiddetto Cimitero longobardo, avanzo di affreschi di Andrea Sabatini. Una vasta sala del XIII sec. è adibita a museo:qui tra le opere che vi sono raccolte: una Madonna con Santi, tavola senese del XV sec.; un cofanetto d’avorio del sec. XI; un polittico di scuola raffaellesca attribuito ad Andrea Sabatini; tele di pittori caravaggeschi; numerosi reperti archeologici; una collezione numismatica completa e ordinata per le zecche longobarde e normanne di Salerno; maioliche abruzzesi e vietresi; codici miniati di inestimabile valore. Adicanete al chiostro, c'è la Sala del Capitolo antico del sec. XIII dove sobo sistemati alcuni sarcofaghi romani, attribuiti al III sec. d.C. e troviamo anche l'affresco del XIV sec. raffigurante San Michele Arcangelo fra i Santi Alferio e Pietro Pappacarbone, staccato dalla grotta Arsicia.


La sala capitolare, sorta nel sec. XVI ,è stata adibita a sacrestia fino al 1761 è ornata con stalli intagliati. Il bel pavimento maiolicato è del 1777. L'architettura della Sala è datata intorno alla seocnda metà del XIII secolo e le sedute e gli schienali in legno con inatrsi e intagli, sono risalenti al 1540. Nella prima metà del secolo XVII l'Abate Giulio Vecchiobe commisisono' il restauroi della sala e il suo abbellimento.Furono ornate pareti e soffitto con affreschi raffiguranti San Benedetto, Sant'Alferio ( che mostra il cenobio da lui fondato nel 1011) ed altri fondatori di congregazioni monastiche tra cui San Bernardo, San GUglielo e San Romualdo. Inoltre sono rappresentati alcuni fondatori di ordini cavallereschi che osservavano la regola benedettina. Ad arricchire infine la sala lo splendido pavimento in ceramica napoletana,in stile tardo barocco: datato 1777,il pavimento era collocato inizialmente a Napoli presso il convento delle monache di Sant' Andrea delle Dame. Fu porttao a Cava dopo la II guerra mondiale, dono della Soprintendenza alle Gallerie di Napoli, per farlo ammirare in un luogo piu' consono.Opera di Ignazio Chiaiese, è costituito da una zona a decorazione naturalistica con un grande cesto traboccante di fiori , rielaborazione della pittura della natura morta napoletana.Nella parte superiore invece tra rami, festoni e pavoni, vi è un paesaggio marinaro, tipico della scuoal del Settecento partenopeo.

 


 

La Biblioteca è fornita di oltre 50.000 volumi, con numerosi incunaboli ed importantissime edizioni cinquecentine. Giustamente famoso è l’Archivio, ove sono contenuti preziosi codici e manoscritti, più di quindicimila pergamene e una considerevole quantità di documenti cartacei. Il testo integrale dei documenti più antichi, dal 792 al 1065, è pubblicato negli otto volumi del <Codex Diplomaticus Cavensis >. Tra i codici più importanti, il <Codex Legum Longobardorum>il <De Temporibus> di Beda il Venerabile (sec. XI) e la Bibbia visigota del sec.IX.


Il Museo dell'Abbazia

All'interno del sito museale dell'Abbazia vi sono numerose tele, sculture, ceramiche , miniature a partire dal '200.In esso vi sono presenti numerose testimonianze artistiche tra cui un grande polittico dipinto per l'altare maggiore della Chiesa, risalente alla metà del XVIII sec, probabilmente di Cesare da Sesto, che aderiva al movimento lombardo-raffaellesco di Andrea Sabatini. Nel museo vi sono altre opere quale la pala dipenta peer la chiesa di S.Cesareo da Agostino Tesauro o il tondo eseguitoda Francesco Penni su disegno di Raffaello.Vi sono poi sarcofagi romani, sculture medievali, pitture del '300 e '400 di scuola senese,una statua policroma raffigurante una Madoinna col Bambino e una raccolta di dipinti su tavola del Cinquecento.
Vi sono poi oggetti di ceramica, porcellana, avorio e metallo di varie epoche e fatture: tra queste la cassetta eburnea del XII sec. di fattura bizantina, carte nautiche del XIV sec. ed alcuni corali,quali esempi del prezioso materiale cartaceo e pergamenaceo che la Badia custodisce nel suo ricchissimo archivio.

 

 

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