Le torri longobarde e la caccia ai colombi

Pubblicato in Le tradizioni Etichettato sotto Scritto da Matteo

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Foto di Cava de' Tirreni

Sono 32 le torri longobarde o i loro resti sul territorio.
Partendo dei confini con il Comune di Nocera Superiore se ne incontrano due:la prima sulla collina Citola, l’altra al bivio di Camerelle sul lato nord della collina. Si va poi verso Ponticello di S. Lucia, sul Toppo a S.Anna, fino a S.Maria a Toro nella frazione Annunziata. La caccia ai colombi sul territorio di Cava ha origini remote. Secondo lo storico Carraturo furono i Longobardi a portare nella città la loro passione per un gioco particolare, quello della caccia ai colombi, introducendolo intorno al 900 d.C., anche se a fianco di questa ipotesi si afferma che esso fosse già praticato da tempo e che una volta in zona i longobardi lo conobbero e lo cominciarono a praticare. 
Come risulta dai documenti del Codex Diplomaticus Cavensis, infatti molti Longobardi presero ad abitare (intorno all' VIII e IX secolo) la vallata cavese e sembra che siano stati proprio loro ad aver importato a Cava la famosa Caccia dei Colombi. In ogni caso, sono stati certamente loro ad averle dato rilievo anche attraverso specifiche norme di regolamentazione. Infatti i Longobardi nelle loro leggi vietarono che le "plagarie" ( cioè le distese di territorio riservate alla caccia) e gli attrezzi necessari per essa potessero essere assoggettati a pegno o esproprio per debiti.

Il gioco veniva praticato nel mese di ottobre sulle colline circostanti la vallata metelliana. Per esso ci si serviva di numerose torri che partivano dai confini con il Comune di Nocera Superiore presso la collina Citola, via via continuando sino a Croce e S.Liberatore. Le torri presenti sul territorio sono ben trentadue: su queste venivano tese le reti, ognuna delle quali, a seconda dello scopo, prendeva un nome. Le reti erano grandissime, raggiungendo circa dieci metri di altezza e trenta di lunghezza.

Il gioco dei colombi (ludis colomborum) è stato celebrato anche da numerosi poeti e scrittori.
Di seguito vi propongo due poesia di Tommaso Gaudiosi e di Marco Galdi, dedicate alla caccia ai colombi:

LA CACCIA

Muove colà,dai piu gelati lidi
Innocenti d’augei schiera volante,
che, fendendo le nubi, arborea avante
cerca altra terra a rinovar sui nidi.

Ecco la scopre ai cacciatori infidi
sul primiero apparir, corno sonante:
ecco fra i colli e le frondose piante
la caccian frombe e strepitosi gridi.

Ella, seguendo le fallaci scorte
de’ tinti sassi, incautamente piomba
ne’ tesi lacci a terminar sua sorte.

Così la semplicissima colomba,
senza passar pei cardini di morte
perde il ciel, ferma il volo, entra a la tomba.

Tommaso Gaudiosi, da L’arpa poetica, Napoli, 1671.

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Il gioco

Qui vedi delle torri; ma sono esse ricordi di antichi, felici tempi;no, non richiamano alla mente del viandante strumenti di guerra. Appena ai primi raggi del sole si diradano le tenebre, muove dalle torri del colle un grido di saluto.Ridestasi allora dal sonno, la diletta Cava nutre in cuore fiducia di narrare trionfi, e trepidante come per un responso.Li aspetta. Vi è chi, fornito di buona vista, scruta lontano, e vede arrivare i colombi, e primo ne dà il segnale: in guardia, arrivano! Echeggia un suon di corno: eccolo già in alto sulla torre il cacciatore, pronto a dar prova della sua valentia: apportatore di gioia. Guarda, rapidamente avanza nell’aria uno stuolo di colombi:risuonano grida orrende, e scaglia sassi la fonda.Volano i sassi per l’aria, e dietro ad essi, senza temere inganni, si abbassano i volatili. Sono finalmente a tiro delle reti. Cadono queste, e bianche come neve sotto pigolano le bestiole, che, dibattendo le ali, tutte tremano di paura. 

 

Divertente sono questi versi che riproducono gli antichi suoni di richiamo degli uccelli :

L’eco del grido

 

Allalù .. allalù..

Mena a ‘o puzzo!
Rallallegro! Rallallegro!

Mena ‘a  longa!

Lolololò! Lololò! Lololò!

 


Qualche termine della caccia ai colombi:

  • Ammettetora o mettetora: capsula in cui si nascondeva chi doveva allentare le reti con movimenti  veloci.
  • Ammettetore: chi allentava le reti, grandi di solito circa 10 metri di altezza e trenta di lunghezza.
  • Adocchia: avvistatore che si trovava nella zona piu’ lontana;
  • Bersatoie o tenute: insieme di grossi alberi o zona chiuse a recinto che facendo da barriera impedivano il passaggio dei colombi e costringerli a passare per i valichi, dove erano issate le reti. Ai piedi delle aree delimitate e degli alberi si costruivano altri recinti e steccati per legare le funi della rete e frasche per il riparo dei cacciatori che si scioglievano al momento opportuno le reti. Piu’ tardi questi ripari furono costruiti in muratura che ancora si trovano a Croce e nella Valle di S.Liberatore.
  • Casella o scova: costruzione meno alta delle torri per l’avvistatore.
  • Cauceruognolo:pietra bianca  o pezzo di legno  che veniva lanciata a mano per la caccia.
  • Compagnia: uno stormo di colombi.
  • Cordellino: fune leggera fissata in piu’ punti del bordo superiore della rete per afferrare e piegare la rete.
  • Plagaria: Luogo dove veniva situata la rete per la caccia ai colombi.

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