Cappella di Santa Maria di Costantinopoli a Casa Grisi

17 Apr,2024 | La Religiosità

Nel cuore della frazione Annunziata, incastonata nel tessuto denso del rione denominato Casa Grisi (noto anche come Casa Passaro), sorge un piccolo edificio sacro le cui origini risalgono al primo decennio del Seicento: la Cappella di Santa Maria di Costantinopoli. Quasi nascosta fra le murature circostanti, accessibile da una modesta piazzetta-sagrato, questa chiesa rimane una testimonianza discreta ma significativa della devozione familiare e della stratificazione religiosa del territorio cavese.

Le origini seicentesche: dalla fondazione Franco al passaggio diocesano

La cappella fu fondata agli inizi del Seicento da Giovan Camillo Franco, un personaggio di rilievo nel panorama ecclesiastico locale: arcidiacono del capitolo cattedrale di Cava. La scelta di edificare un luogo di culto privato all’interno del caseggiato di famiglia rifletteva una pratica diffusa tra i ceti nobiliari e gli ecclesiastici di alto rango nel regno di Napoli, dove la capacità di fondare e mantenere cappelle costituiva sia un atto di pietà che un segno di prestigio sociale e spirituale.

Le notizie storiche successive rimangono scarne. In epoca imprecisata, la cappella passò sotto il controllo della diocesi, che nel 1989 l’assegnò formalmente alla parrocchia della Santissima Annunziata e Maria a Toro, integrandola così nel quadro amministrativo della comunità parrocchiale contemporanea. Questo trasferimento segnò il passaggio dalla gestione familiare alla custodia ecclesiale più ampia.

L’architettura: semplicità costruttiva e dignità liturgica

La cappella di Santa Maria di Costantinopoli non attira lo sguardo per elementi decorativi sontuosi o per raffinatezza architettonica. Al contrario, la sua forza risiede nella sobrietà costruttiva e nella funzionalità liturgica. Inserita quasi a forza negli interstizi dello spazio urbano, con una sola parete (quella di sinistra) parzialmente visibile dalla strada, la chiesa si presenta come un’architettura “minore” ma consapevole dei propri limiti e delle proprie necessità.

La pianta è longitudinale ad aula unica, suddivisa in due campate principali coperte da volte a vela, cui si aggiungono due brevi spazi alle estremità: uno funge da abside rettangolare che accoglie il presbiterio e l’altare preconciliare in muratura, l’altro da modesto vestibolo d’ingresso. L’accesso, per la conformazione vincolata del contesto urbano, non si apre in asse geometrico alla chiesa, ma si situa in fondo alla parete sinistra, una soluzione pragmatica che testimonia l’adattamento ai vincoli della trama viaria.

L’illuminazione proviene da piccole finestre distribuite con parsimonia, mentre le pareti interne, realizzate in muratura irregolare intonacata in calce, presentano modesti dipinti murali nelle chiavi di volta, unico elemento decorativo interno di rilievo. La facciata è spoglia: semplice superficie in intonaco civile color ocra, conclusa da una gronda orizzontale e da un’unica falda di tetto coperto a coppi ed embrici. Un portale in legno a piattabanda costituisce l’unico accesso verso l’esterno. Sulla sommità della copertura, una piccola struttura campanaria a capanna completa l’immagine della chiesa, conferendole quel carattere vernacolare proprio dell’architettura sacra minore campana.

La pavimentazione in marmette di graniglia cementizia, alcune delle quali decorate, segue il ritmo parallelo alle pareti. L’impianto strutturale si basa su muratura portante continua, irrobustita da piedritti e da orizzontamenti archivoltati, mentre la copertura si affida a una struttura in legno, soluzioni costruttive comuni nel repertorio dell’edilizia locale campana.

Un piccolo monumento della memoria familiare e comunitaria

La Cappella di Santa Maria di Costantinopoli rappresenta uno di quei piccoli luoghi sacri che caratterizzano il tessuto della provincia napoletana e campana: fondazioni private di epoca moderna, integrate nel tempo nel sistema parrocchiale, quasi invisibili alle grandi narrazioni storiche ma significative come testimoni della pietà locale, della stratificazione urbana e della capacità costruttiva delle maestranze campane di adattarsi ai contesti più difficili. Nel rione densamente costruito della Casa Grisi, fra viottoli angusti e facciate adiacenti, questa chiesa continua a custodire il ricordo di Giovan Camillo Franco e della devozione seicentesca che l’aveva generata.

I dati storici e descrittivi sono tratti dalla documentazione del censimento dei beni architettonici della Diocesi di Salerno, con riferimento alle schede di catalogazione della Cappella di Santa Maria di Costantinopoli

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