Era il 1926 quando l’archeologo Matteo Della Corte portò alla luce, nella Casa di Paquio Proculo a Pompei, un’iscrizione che avrebbe attraversato i secoli avvolta nel mistero . Dieci anni più tardi, un secondo esemplare completo fu scoperto su una colonna della Grande Palestra : il celebre Quadrato Magico, un crittogramma che ancora oggi sfida studiosi e appassionati di tutto il mondo.
Cinque parole latine – SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS – disposte in un quadrato perfetto. Un palindromo leggibile in qualsiasi direzione: da sinistra a destra, dall’alto in basso, e viceversa. Ma cosa si cela dietro questa formula apparentemente semplice?
Il vero enigma risiede nella parola AREPO, che non esiste nel vocabolario latino né greco . Un termine fantasma che ha alimentato infinite interpretazioni: nome proprio di persona, antico carro celtico, strumento agricolo? Nessuna risposta definitiva.
Le 25 lettere, mescolate e riarrangiate, compongono due volte l’espressione “Pater Noster”. Inoltre, se il quadrato viene letto a zigzag, si ottiene “sator opera tenet – tenet opera sator”, che significa “il seminatore possiede le opere”, suggerendo un dominio creativo. Le parole TENET si incrociano al centro formando una croce perfetta. Restano fuori solo due A e due O: Alfa e Omega, l’inizio e la fine.
Fu davvero un messaggio cifrato dei primi cristiani? La scoperta di Della Corte è antecedente al 79 d.C., meno di cinquant’anni dopo la morte di Cristo . Tuttavia, il simbolo della croce apparve molto più tardi nella tradizione cristiana. Forse si trattava semplicemente di un gioco di parole, un palindromo che secoli dopo qualcuno ha voluto leggere con occhi diversi.
O forse no. Il Quadrato Magico continua a comparire in chiese medievali, abbazie e monumenti di tutta Europa. Codice segreto dei Templari, formula magica contro il malocchio, sigillo iniziatico? Il mistero rimane intatto.
Una certezza però esiste: il ritrovamento pompeiano è il più antico mai scoperto e porta la firma del genio investigativo di Matteo Della Corte, l’archeologo cavese che ha consegnato al mondo uno dei più affascinanti enigmi dell’antichità.
Un enigma che, da duemila anni, attende ancora di essere decifrato.
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