La statua di S.Felice da Cantalice nella chiesa dei Cappuccini

2 Mag,2026 | La Religiosità

Nel convento di San Felice da Cantalice ai Cappuccini si conserva un vero gioiello dell’arte sacra: una splendida statua in legno policromo raffigurante il santo frate cappuccino, opera del celebre scultore napoletano Giacomo Colombo.

Chi era S.Felice da Cantalice

S. Felice da Cantalice nacque nel 1515 a Cantalice, in provincia di Rieti, da una famiglia di umili contadini. Da giovane lavorò come pastore e bracciante fino all’età di 28 anni, quando entrò nell’Ordine dei frati minori cappuccini nel 1543.

Dal 1547 visse a Roma per 40 anni come questuante, chiedendo elemosine per aiutare i frati nel loro lavoro di assistenza. La sua umiltà e carità lo resero molto amato dal popolo romano. Fu amico di San Filippo Neri e di San Carlo Borromeo. Secondo la tradizione, in una notte di Natale la Madonna gli consegnò tra le braccia il Bambino Gesù, episodio che divenne il simbolo della sua devozione.

Morì a Roma il 18 maggio 1587, fu beatificato nel 1625 e canonizzato da papa Clemente XI nel 1712, diventando il primo santo cappuccino della storia.

La storia della statua

La statua fu realizzata alla fine del Seicento, come testimonia la data 1690 incisa sulla targa alla base. Fu commissionata dai frati cappuccini del convento di Sant’Antonio Abate di Eboli (oggi Ospedale Civile) allo scultore Giacomo Colombo, artista di grande fama che operava a Napoli. Insieme a questa, fu ordinata anche una statua di San Fedele da Sigmaringen, oggi custodita nel convento di San Pietro alli Marmi a Eboli.

La statua rimase per secoli a Eboli, nella cappella della famiglia Martucci. Quando nel 1886 i frati acquistarono il convento di San Pietro alli Marmi, l’opera vi fu trasferita. Solo negli anni Sessanta del Novecento la statua di San Felice trovò la sua attuale collocazione nel convento cappuccino di Cava de’ Tirreni.

Un capolavoro di arte e devozione

La statua, alta circa 170 centimetri, rappresenta San Felice secondo i canoni dell’iconografia francescana: il santo è in piedi, vestito con il tradizionale saio, e con le mani sorregge un voluminoso panneggio che un tempo conteneva la statua del Bambino Gesù (purtroppo trafugata anni fa).

L’opera colpisce per il suo straordinario realismo: il volto largo e barbuto esprime una profonda intensità spirituale, con gli occhi di vetro vivissimi che trasmettono un senso di estatica contemplazione. La bocca è semiaperta, come se stesse cantando una ninna nanna al piccolo Gesù. Le mani, con le loro lunghe dita affusolate, sembrano davvero vive.

Particolare la lavorazione della barba, con grandi ciuffi che terminano con il classico motivo a chiocciola, cifra stilistica di Giacomo Colombo. L’incarnato del viso, i colori delle labbra, le sfumature di barba e capelli dimostrano la straordinaria maestria dell’artista anche come colorista.

Un dettaglio interessante

La statua non presenta l’aureola dietro il capo del santo. Questo perché al momento della realizzazione, nel 1690, San Felice era ancora beato e non santo: fu canonizzato solo nel 1712. Lo stesso vale per la statua gemella di San Fedele a Eboli. Le targhe con i nomi dei santi furono apposte successivamente, dopo la loro canonizzazione.

Nonostante il tempo trascorso e qualche segno di usura, la statua di San Felice da Cantalice conserva intatto il proprio fascino e continua a suscitare emozione e devozione in chi la contempla, testimonianza viva di fede e arte che attraversa i secoli.


Articolo realizzato grazie agli studi di Gerardo Pecci – Rubbettino editore 2013

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