Santi Quaranta e Arcara

26 Gen,2026 | Le Frazioni

Proseguendo arriviamo a Santi Quaranta, il cui nome deriva da una cappella costruita in onore di 40 martiri immolati in Oriente. Il loro sacrificio fu molto sentito dai devoti, cosicché dei monaci armeni , quando si trasferirono in Italia, perseguitati da Leone III Isaurico (iconoclasta), ne esportarono il culto. Secondo altri, il nome è stato data alla zona da 40 cavalier che salvarono nell’XI secolo il Re di Salerno Guaimario III.infatti a questo piccolo borgo e al suo nome è associato una leggenda secondo la quale 40 Cavalieri normanni provenienti dalla Terra Santa liberarono il principe di Salerno Guaimaro III dall’ assedio dei Saraceni. Questi furono ospitati da un nobile Salernitano a cui restò il cognome derivante “ dal numero dei suoi ospiti detto il Cavalier dei 40 che di poi ritirato nel predetto Casale della Cava edificata quivi proporzionata abitazione, introdusse… la nobil famiglia Quaranta “. Non è leggenda invece la vicenda, rimasta sconosciuta, fin quando il famoso regista americano Martin Scorsese restaurò e ripropose al festival del cinema di Venezia un filmato risalente agli anni ‘30 di un allora famoso attore cabarettista italo- americano conosciuto col nome d’arte di Farfariello. Eduardo Migliaccio nacque infatti nella frazione di Santi Quaranta il 15 aprile 1880, studiò scenografia all’ Accademia delle Belle Arti a Napoli e si appassionò al teatro di varietà: A 18 anni si trasferì in America con la famiglia e nella Grande Mela agli inizi del Novecento prese a frequentare teatrini di Mulberry Street, dando vita ai primi personaggi del suo repertorio. Diventa presto famoso come la ” macchetta coloniale” , caratterizzata da un linguaggio del tutto particolare.

Discendendo verso Salerno, troviamo Arcara , una piccola frazione, il cui nome deriva dalla presenza di un antico acquedotto romano, che faceva passare l’acqua proprio attraverso gli archi, sfruttando il sistema dei vasi comunicanti. Esistono a Cava tali presenze anche nella zona della Badia e di S.Cesareo, nonchè a Salerno, nella centralissima via Arce.

Un altro epitaffio, sorto nel 1564 al confine meridionale della città, testimonia la costruzione del ponte di Surdolo (opera di Pietro de Baldo) che congiunge Cava al territorio di Vietri.

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