Passeggiando per Dubrovnik, una delle città più belle del Mediterraneo e patrimonio UNESCO, ci si imbatte in due magnifiche fontane che portano il nome del nostro concittadino: Onofrio di Giordano della Cava. Un maestro costruttore cavese che nel XV secolo lasciò un’impronta indelebile nell’antica Repubblica di Ragusa.
L’ architetto cavese alla Corte di Ragusa
Onofrio di Giordano, conosciuto come Onofrio della Cava, fu uno dei più grandi architetti del XV secolo. Aveva già lavorato a Roma e Napoli, tra cui i lavori al Castel Nuovo. Nel 1436 venne chiamato a Ragusa ora Dubrovnik per risolvere il problema più grave della città: la carenza cronica d’acqua. All’epoca, Dubrovnik dipendeva dall’acqua piovana e durante le siccità i mercanti vendevano acqua dolce a prezzi esorbitanti.
L’acquedotto: un’opera straordinaria
La sfida era monumentale: costruire un acquedotto sotterraneo lungo 12 chilometri dalla sorgente di Šumet fino a Dubrovnik. Onofrio sfruttò la forza di gravità progettando un condotto che attraversava colline e valli. I lavori furono completati in meno di un anno, il 26 gennaio 1437. L’opera cambiò per sempre il destino della città, migliorando le condizioni igieniche e permettendo lo sviluppo di attività artigianali.
La parte più straordinaria? Quell’acquedotto funziona ancora oggi, quasi 600 anni dopo, rifornendo Dubrovnik con acqua dalla stessa sorgente.
La Grande Fontana
Costruita tra il 1438 e il 1440, la Grande Fontana di Onofrio (in croato Velika Onofrijeva fontana) si trova subito dopo Porta Pile. La sua struttura poligonale a sedici lati era originariamente sormontata da una cupola con lanterna. Ogni lato era decorato con un mascherone scolpito dalla cui bocca sgorgava acqua fresca.
Il terremoto del 1667 danneggiò gravemente la fontana: la cupola andò perduta e dei sedici mascheroni solo alcuni si conservarono. Durante i bombardamenti degli anni ‘90, subì ulteriori danni. Ma nonostante tutto, la fontana continua a dispensare acqua fresca e potabile dalla stessa sorgente di sei secoli fa.
Sulla fontana è visibile un’iscrizione in latino composta da Ciriaco d’Ancona nel 1443, uno dei primi esempi di recupero del carattere lapidario romano. Onofrio viene definito “;Parthenopeo” (napoletano), riferimento alle sue origini campane.

La Piccola Fontana: la fontana de la Cava
All’altra estremità dello Stradun si trova la Piccola Fontana (in croato Mala Onofrijeva fontana), chiamata dai ragusei anche Fontana de la Cava in onore dei natali del suo creatore. Costruita tra il 1440 e il 1442, si trova nella piazza Luža sotto il campanile e riforniva il mercato cittadino.
Con la sua struttura ottagonale e le decorazioni del maestro milanese Petar Martinov, è un gioiello di eleganza rinascimentale. Ancora oggi offre refrigerio a turisti e locali nei caldi mesi estivi. Nel gennaio 2025 è iniziato un importante restauro per preservarne il valore storico-culturale.
Il Palazzo dei Rettori e altre opere
Tra il 1438 e il 1443, Onofrio ricostruì il Palazzo dei Rettori, cuore del potere della Repubblica, fondendo elementi rinascimentali e gotici. Progettò l’atrio con i suoi eleganti loggiati e nel 1439 lavorò alle fortificazioni di Ston. Dopo il 1442 tornò a Napoli, dove continuò la sua carriera fino alla morte, avvenuta probabilmente nel 1479.
Un ponte tra Cava e Dubrovnik
Le fontane di Onofrio sono punti di riferimento viventi. Ancora oggi i residenti si danno appuntamento alla fontana di Onofriorendendo il nome del nostro concittadino il più pronunciato nella città vecchia da quasi sei secoli.
Per noi cavesi, visitare Dubrovnik significa scoprire un pezzo della nostra storia in terra straniera. Le fontane sono un ponte tra due culture, tra passato e presente, tra l’ingegno umano e la bellezza dell’arte. Un’eredità che continua a vivere dopo quasi 600 anni.
La Grande Fontana si trova dopo Porta Pile, all’inizio dello Stradun. La Piccola Fontana è all’altra estremità, nella piazza Luža.





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Articolo a cura di www.tuttosucava.it
Fonti: Archivi storici di Dubrovnik, Masuccio Salernitano, Filippo De Diversi, Enciclopedia Treccani.Foto Wikipedia Commons
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