Chi percorre Dupino, la frazione che si affaccia sulla valle a ridosso di Santi Quaranta, incontra un complesso che molti conoscono soltanto come la chiesa di San Nicola. Dietro quella facciata, però, si nasconde una storia più complessa: accanto alla chiesa, nel 1616, sorse un monastero claustrale delle Clarisse Cappuccine, dedicato a Sant’Anna, con un giardino annesso che per secoli ha rappresentato il cuore silenzioso della vita religiosa del paese.
Un monastero nato dalla generosità del territorio
La fondazione fu sostenuta dall’Università di Cava e da alcune famiglie benestanti di Dupino e dei centri vicini. Il nuovo monastero non sorse su un terreno vuoto: inglobò strutture preesistenti appartenute alla Confraternita di Sant’Antonio, compresa la loro antica cappella, che entrò a far parte del complesso conventuale. Il risultato fu un insieme in cui convivevano la chiesa parrocchiale, la comunità religiosa e le opere di assistenza della confraternita.
Secondo la scheda della Conferenza Episcopale Italiana, il monastero si sviluppava su tre piani e disponeva di un giardino annesso. Il giardino, dunque, non è un’aggiunta moderna: faceva parte fin dall’origine della struttura seicentesca.
Il muro che separava due mondi
Una fonte locale, curata da Lucia Avagliano e Beatrice Sparano, ricorda che è ancora visibile l’alto muro di cinta che chiudeva il giardino delle suore. È un dettaglio importante: quel muro non era soltanto un confine, ma la materializzazione della clausura, la separazione tra la comunità religiosa e il mondo esterno.

In architettura e nella tradizione spirituale medievale questo tipo di spazio è noto come hortus conclusus, il “giardino chiuso”: un luogo protetto da mura, destinato alla preghiera e alla vita comunitaria, e carico di significati simbolici legati alla purezza e alla figura della Vergine. Va precisato che non abbiamo trovato, fino ad oggi, un documento antico che chiami così il giardino di Dupino. La definizione è quindi una lettura storico-architettonica di ciò che la struttura documenta, non un nome d’archivio.
A cosa serviva il giardino
Nei monasteri di questo tipo il giardino aveva più funzioni contemporaneamente. Era uno spazio di passeggio e meditazione, dove le religiose potevano muoversi senza uscire dalla clausura. Era anche un luogo di lavoro manuale, e in una comunità che doveva sostenersi, era probabilmente un orto che integrava il sostentamento con ortaggi, erbe aromatiche e alberi da frutto. Non abbiamo però un inventario che elenchi le coltivazioni di Dupino: quello che possiamo dire è che il giardino era coerente con la tradizione dei conventi italiani.
Il pendio su cui sorge il complesso, costruito a mezza costa e sostenuto da muri e terrazzamenti, suggerisce inoltre che il giardino dovesse confrontarsi con un terreno articolato. È un’ipotesi plausibile, che resta da verificare sulle mappe storiche.
Una comunità con un patrimonio
Il monastero non viveva soltanto di preghiera. Le fonti d’archivio mostrano una comunità inserita nell’economia locale: nel Settecento le monache entravano con doti e contributi familiari, e in alcuni casi il monastero concedeva prestiti e riscuoteva capitali. Nei primi decenni dell’Ottocento risulta ancora titolare di beni fondiari, tra cui un bosco e un terreno seminativo in territori vicini. Il giardino interno, dunque, era solo una parte di un sistema economico più ampio.
Nei documenti compare anche un’altra denominazione, “Monastero di Sant’Antonio di Padova di Dupino”, accanto a quella di Sant’Anna. Per chi fa ricerca d’archivio è un dettaglio decisivo: cercare soltanto una delle due intitolazioni rischia di far perdere parte della documentazione.
La fine della vita monastica
La comunità si avviò verso la conclusione alla fine dell’Ottocento. Un fascicolo dell’Archivio di Stato di Salerno documenta il trasferimento delle monache clarisse dal monastero di Dupino a quello di Pregiato, con estremi cronologici tra il 1890 e il 1891. Il complesso, però, non scomparve: nel 1911 risultano ancora interventi di restauro alla chiesa, e nel 1944 l’antica cappella di Sant’Antonio venne demolita perché non più adeguata alle esigenze dell’edificio. Oggi l’antica chiesa di Sant’Anna ospita il grande presepe mobile di Dupino, che occupa oltre 80 metri quadrati.

Cosa resta da scoprire
Molte domande restano aperte. Come era disposto il giardino nel Seicento? Quali piante vi crescevano? Dove si trovavano i terreni del monastero? Le risposte potrebbero venire dagli atti delle visite pastorali, dalle platee e dai catasti antichi conservati nell’Archivio della Badia di Cava e nell’Archivio di Stato di Salerno.
Fonti: Conferenza Episcopale Italiana, scheda del monastero di Sant’Anna a Dupino; Avagliano L., Sparano B., itinerari storici di Dupino; Archivio di Stato di Salerno, fondi relativi al monastero di Dupino (XIX-XX secolo).
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