La caccia che divento’ mistero

28 Feb,2026 | Le Curiosità

C’è una storia che circola da secoli nelle leggende locali di Cava de’ Tirreni e Castellammare di Stabia, una di quelle storie che i nostri nonni raccontavano attorno al camino con uno sguardo che oscilla  tra il serio e il faceto, lasciando deliberatamente nel dubbio se fossero davvero accadute oppure no. E sinceramente, dopo averla letta, vogliamo fare altrettanto.

La storia racconta che un giorno, sul Colle di San Martino un cacciatore vide il suo cane agitato. L’animale, affamato, aveva inseguito una lepre selvaggia. Nel tentativo di catturarla, il cane si era lanciato all’inseguimento, precipitandosi giù per i sentieri tortuosi che scendono verso la vallata.

La lepre, in preda al panico, trovò rifugio in una cavità rocciosa – una di quelle grotte che caratterizzano i versanti di questa zona, testimoni silenziosi dei secoli passati. Il cane, non potendo rinunciare alla caccia, si infilò nello stesso buco.

Dopo diverso tempo – dice la leggenda – nessuno ebbe più notizie né del cane né della lepre. Fu solo quando i loro corpi furono trovati nelle acque di Castellammare di Stabia, trasportati dalle correnti e dalle piogge, che il mistero prese forma. Come? Perché? Con quale forza erano stati portati lontano dal luogo dove erano entrati nella grotta?

Il mistero della distanza

Ora, qui entra in gioco una delle cose più affascinanti di questa leggenda: la distanza geografica. Dal Colle di San Martino fino alle acque di Castellammare ci sono alcuni chilometri di territorio accidentato. Come mai il cane e la lepre, entrati in una grotta sul colle cavese, sono stati trovati morti proprio dalle parti di Castellammare?

La spiegazione più poetica, naturalmente, evoca il nostro caro San Martino, patrono dei generosi, dei poveri e – secondo la tradizione popolare – anche di situazioni piuttosto surreali. Qualcuno iniziò a speculare: era forse un miracolo? Una manifestazione della potenza sovrumana del luogo?

La realtà geologica, però, racconta una storia affascinante: questa zona è caratterizzata da un sistema carsico complesso, dove le grotte non sono isolate ma comunicanti tra loro attraverso cunicoli sotterranei. È perfettamente possibile – anzi, probabile – che la cavità nella quale entrò il cane sia stata il primo di una serie di “corridoi” sotterranei che portano verso le pendici di Castellammare. Le acque piovane, inoltre, scorrono lungo questi percorsi sotterranei, erodendo il terreno e creando fiumi invisibili che collegano aree diverse, a volte distanti perfino chilometri l’una dall’altra.

Insomma il cane e la lepre potrebbero essere rimasti intrappolati in questi cunicoli, spinti dall’acqua fino alle sorgenti o alle cavità che sboccano verso le acque costiere di Castellammare. Meno miracoloso di quanto sembrasse, ma non per questo meno affascinante.

Se hai altre leggende locali da raccontare o curiosità su San Martino e la nostra città, scrivi a info@tuttosucava.it – amiamo condividere le storie che mantengono viva la memoria della nostra comunità!

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