La chiesa di San Francesco e l’identità di Cava

28 Feb,2026 | La Religiosità

Nel cuore del Borgo Scacciaventi, all’imbocco della via porticata che ha segnato per secoli la vita commerciale e religiosa di Cava de’ Tirreni, sorge uno dei luoghi più amati e significativi della città: il Santuario di San Francesco e Sant’Antonio, anticamente noto come Chiesa di Santa Maria de Jesu. Più di un semplice luogo di culto, questo complesso francescano ha rappresentato per oltre cinquecento anni il cuore pulsante dell’identità civile, politica e spirituale della comunità cavese.

Le origini: 1501, i frati entrano nel Borgo

La storia del santuario affonda le radici nella seconda metà del Quattrocento. Nel 1450 il Municipio di Cava deliberò di donare alla Provincia di Principato dei Minori Osservanti «quattro moggia di terra nel luogo detto Scassa-ventri», per costruirvi una chiesa con annesso convento. I lavori presero avvio nel 1492, ma fu solo il 24 febbraio 1501 che il frate Damiano de Licia, vicario provinciale, prese formalmente possesso del luogo insieme a circa sessanta confratelli.

Non fu un avvio privo di ostacoli. Il progetto incontrò l’opposizione del potente cardinale Oliviero Carafa, arcivescovo di Napoli e vescovo di Cava, e i procuratori del clero locale formalizzarono una protesta notarile per tutelare i propri «diritti parrocchiali e funerari». Eppure la volontà dei cavesi fu irresistibile: la città aveva scelto i francescani, e con loro avrebbe scritto la sua storia.

La chiesa fu consacrata nel 1544 e intitolata inizialmente a Santa Maria di Gesù. Solo successivamente assunse la dedicazione a San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio di Padova.

La “Chiesa della Municipalità”

San Francesco non era soltanto un luogo di preghiera. Era il centro della vita politica di Cava. Nelle sue navate si tenevano le riunioni plenarie dell’università degli uomini della Cava — i cosiddetti parlamenti — fin dai primissimi anni del Cinquecento. Qui si celebrarono esequie solenni, come quelle della regina Isabella di Castiglia, celebrate il 19 gennaio 1505, a testimonianza della fedeltà dei cavesi alla Corona di Spagna.

Nel 1565 il governo municipale trasferì nel convento il proprio archivio amministrativo, sistemandolo in una cella appositamente rinforzata: un atto che sanciva, simbolicamente, il legame indissolubile tra la città e i suoi frati. Non è un caso che lo stemma di Cava comparisse in più punti della chiesa, quasi a ricordare che quell’edificio apparteneva all’intera cittadinanza.

La municipalità continuò per secoli a sostenere economicamente la comunità francescana, considerando San Francesco la propria “chiesa ufficiale”.

Il complesso attraverso i secoli

Il Cinquecento e il Seicento

Tra il 1580 e il 1615 la chiesa fu quasi interamente ricostruita, con la realizzazione del nuovo campanile del 1571, che ancora oggi si erge imponente sulla piazza con i suoi quattro ordini di finestre ad arco. Nello stesso periodo i frati fondarono, il 25 agosto 1580, la Confraternita dell’Immacolata Concezione di Maria.

Il Seicento segnò il massimo splendore del complesso. Tra le opere d’arte custodite al suo interno spiccano un coro ligneo del 1534 di Giovan Marino Vitale, sculture cinquecentesche e un altare marmoreo del XVIII secolo nel transetto. Lungo la navata trovò posto anche il monumento funebre del generale Pietro Carola (1668). Gli affreschi del Cinquecento di Belisario Corenzio, conservati nella sacrestia, sono tra i gioielli artistici sopravvissuti alle vicissitudini dei secoli.

Distruzioni e rinascite

La storia del santuario è anche una storia di resilienza. I terremoti del 1688 e del 1694 danneggiarono gravemente la struttura. L’11 settembre 1943, durante lo sbarco alleato a Salerno, i bombardamenti provocarono il crollo del soffitto a cassettoni dorati, la distruzione dell’organo e di numerose tele seicentesche e settecentesche.

Il colpo più devastante fu il terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980, che rase al suolo gran parte della chiesa. La comunità francescana e la città non si arresero: dopo anni di lavori, il santuario fu riconsacrato nel 2009, con la riapertura della sua parte centrale e della facciata storica, miracolosamente risparmiata.

Il complesso oggi: tre livelli di spiritualità

Il santuario attuale si sviluppa su tre livelli, frutto della ricostruzione post-sismica:

La Chiesa Superiore — quella storica, con la facciata a due ordini architettonici e il campanile cinquecentesco — custodisce opere d’arte preziose e ospita le celebrazioni principali. Qui, ancorato al soffitto della navata centrale, è conservato il più grande incensiere del mondo, interamente in argento, del peso di 70 kg, inaugurato nel 2010 e utilizzato durante le festività solenni e ogni 13 del mese.

La Cripta — venuta alla luce solo dopo i lavori di restauro — è uno spazio di silenzio e preghiera. Custodisce le reliquie di San Francesco e Sant’Antonio, giunte a Cava il 17 febbraio 1996 con un solenne pellegrinaggio da Padova.

La Chiesa Inferiore dell’Immacolata Concezione, inaugurata il 7 dicembre 2004, presenta uno stile moderno con strutture in cemento a vista e rimandi simbolici all’Apocalisse: le dodici colonne quadruple che sostengono la chiesa superiore evocano le dodici porte della Gerusalemme celeste.

Il convento: biblioteca, presepe e accoglienza

Adiacente alla chiesa, il convento — il cui edificio originale cinquecentesco fu requisito dallo Stato nel 1866 e sostituito dal nuovo fabbricato progettato dall’ingegnere Giuseppe Salsano nel 1931 — ospita oggi una preziosa biblioteca francescana, riorganizzata a partire dal 1970 da padre Serafino Buondonno e trasferita nella nuova sede inaugurata l’8 novembre 2010, intitolata al beato Duns Scoto.

Il convento è anche sede del presepe monumentale con pastori ottocenteschi di Alfonso Balzico, del centro di accoglienza Casa del Pellegrino e della Mensa dei Poveri, che perpetua la vocazione francescana al servizio dei più bisognosi.

San Francesco e l’identità di Cava

Come ha scritto lo storico Francesco Senatore nella prefazione al volume La Chiesa di Santa Maria de Jesu di Salvatore Milano (Areablu Edizioni, 2017), «scrivere la storia di San Francesco significa propriamente scrivere la storia di Cava». La fondazione del santuario nel 1501 e quella della cattedrale nel 1517 delimitarono il centro urbano della città: San Francesco in piede al Borgo, la cattedrale in capo al Borgo. Tra le due chiese si distese la strada porticata che ancora oggi è il volto più riconoscibile di Cava de’ Tirreni.

Per cinque secoli, la chiesa di San Francesco ha attraversato guerre, terremoti, soppressioni e rinascite. Ogni volta, la comunità l’ha ricostruita. Perché San Francesco, a Cava, non è mai stata solo la chiesa dei frati: è sempre stata la chiesa di tutti.

Fonti: Salvatore Milano, La Chiesa di Santa Maria de Jesu. Santuario di San Francesco e Sant’Antonio in Cava de’ Tirreni, Areablu Edizioni, 2017 (con saggi di Pierluigi Leone de Castris e Enrico De Nicola); Wikipedia – Chiesa di San Francesco e Sant’Antonio; Comune di Cava de’ Tirreni; visitacava.it

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