Nel cuore del Borgo di Cava, nella piazza che i cavesi chiamano da sempre “del Purgatorio”, sorge una delle istituzioni religiose più significative della città: l’Arciconfraternita di Santa Maria Assunta in Cielo e delle Anime del Purgatorio. È un sodalizio che da oltre quattro secoli unisce devozione, mutuo soccorso e memoria civile, e che custodisce, tra la chiesa settecentesca e l’oratorio annesso, uno dei complessi più suggestivi del centro storico.
Le origini: la “Congrega degli Artisti”
La storia dell’Arciconfraternita inizia nei primi decenni del XVII secolo, quando gli artigiani del Borgo Grande – in particolare i tessitori – si riuniscono sotto il patrocinio della Natività di Maria Santissima. A guidarli è il gesuita cavese Padre Ignazio de Juliis, che desiderava creare uno spazio di mutuo soccorso oltre che di preghiera. Poiché i confratelli erano tutti artigiani, il sodalizio fu chiamato popolarmente la “Congrega degli Artisti”: il suo scopo era il miglioramento della vita morale e religiosa attraverso la frequenza dei sacramenti e il catechismo. Il numero degli iscritti crebbe fino a toccare, secondo la tradizione, i seicento, e verso la fine del Seicento la congrega assorbì quella dei Mercanti, raggiungendo un numero considerevole di confratelli.
Sulla data di fondazione le fonti non concordano. Le guide cittadine indicano in genere il 1616, e su questo anno si sono attestati anche gli studi più recenti. Ma nei cenni storici pubblicati dalla stessa Arciconfraternita si ricorda che a Cava esisteva già un’associazione di artigiani e mercanti, danneggiati dalla decadenza dell’arte della seta, che si riunivano per la pietà religiosa e soprattutto per il mutuo soccorso, e la fondazione viene fatta risalire al 1596, l’anno che si legge all’ingresso dell’oratorio. È possibile che le due date segnino fasi diverse, l’associazione delle origini e la costituzione formale del sodalizio, ma solo ulteriori riscontri d’archivio potranno chiarirlo.
Non avendo all’inizio una cappella propria, i confratelli ottennero dal vescovo, nel corso del Seicento, l’uso della Cappella del Crocifisso nel Duomo, con la facoltà di celebrarvi la messa, di seppellire davanti alla cappella e di chiedere l’elemosina tre volte la settimana. Le offerte crebbero col tempo, e si pensò così di costruire una chiesa apposita per le messe in suffragio delle anime dei defunti: nacquero la chiesa del Purgatorio e la congrega di Santa Maria Assunta in Cielo e delle Anime del Purgatorio.
La chiesa del Settecento
Fu l’assemblea dei confratelli, nel 1749, a decidere di edificare una chiesa propria. Venne acquistato il blocco di case, cortili e giardini che separava i locali della congrega dall’antico ospedale di San Giacomo, e i lavori iniziarono nel 1752. Si fermarono per alcuni mesi a causa di una controversia con il vicino Monastero delle Clarisse di San Giovanni, poi ripresero e si conclusero con la consacrazione del 2 novembre 1755. Proprio all’accordo con il monastero si deve la facciata arretrata rispetto alla cortina dei palazzi del Borgo, che lascia spazio a un sagrato lastricato con i caratteristici blocchetti di pietra, dove sorge il monumento marmoreo a “Mamma Lucia”. La facciata, su due ordini con lesene e capitelli corinzi, e il caratteristico campanile, che evoca suggestioni spagnole, sono di gusto tardo-barocco.
All’interno la chiesa ha una navata unica con sei cappelle laterali, un transetto appena accennato sormontato da una cupola a calotta ribassata e un abside illuminato da un grande finestrone; stucchi, cornici, puttini e fregi avvolgono tutto l’ambiente in un continuo decorativo. Nel 1762 la regola della congrega venne approvata da re Carlo III, e nel 1766 fu realizzato il pregiato altare maggiore in marmo.
Le opere d’arte
All’interno si conservano preziose opere d’arte: sulla parete absidale il dipinto di Domenico Fazio raffigurante la Madonna con il Bambino che intercede per le anime del Purgatorio; le reliquie di San Feliciano Martire, custodite in una teca sotto l’altare della cappella sul lato sinistro del transetto; e una bella statua ottocentesca di Santa Maria Assunta, riccamente vestita, collocata nella terza cappella a sinistra della navata.
L’oratorio dei confratelli
Accanto alla chiesa si trova l’oratorio, la sala in cui si riuniscono le assemblee dei confratelli, con i pregiati scranni di legno ottocenteschi. In fondo all’ampia sala c’è un caratteristico altare, sormontato da un grande quadro della Vergine circondata da una schiera di angeli. Un luogo che per molti cavesi è rimasto a lungo poco conosciuto, e che si è fatto riscoprire soprattutto in occasione delle visite aperte al pubblico.

Il terremoto del 1980 e la rinascita
Il sisma del novembre 1980 colpì duramente l’intero complesso. La chiesa richiese un importante intervento di restauro e consolidamento, finanziato dal Provveditorato alle Opere Pubbliche e progettato e diretto dagli architetti Mariano Granata e Angelo Cavaliere. L’oratorio, invece, era pericolante e in procinto di crollare, e fu salvato grazie all’impegno, anche economico, di pochi confratelli del consiglio direttivo: il priore Attilio Trapanese, Vincenzo Bisogno, Mario Accarino e Antonio Di Mauro, cui si aggiunsero in seguito Camillo Di Salvio e Alfonso Trapanese. Ristrutturato interamente nel 1983, l’oratorio fu inaugurato con una solenne concelebrazione l’11 aprile 1984, benedetto e restituito al culto cittadino.
Nella primavera del 2010, in occasione della diciottesima edizione delle Giornate FAI di Primavera (27 e 28 marzo), l’oratorio si è aperto ai visitatori. Sono venuti molti cavesi, ma soprattutto tanti ospiti da fuori città, e per i più giovani è stata una vera scoperta: per la prima volta hanno potuto ammirare la struttura restaurata, con gli originali banchi di legno e i numerosi cimeli che ricordano la storia antica della congrega.
Dalla cappella del cimitero al riconoscimento di Pio X
Nel 1885 la congrega costruì anche una grande cappella nel cimitero di Cava, chiamata anch’essa chiesa del Purgatorio. Ancora più significativo è il riconoscimento di Papa Pio X nel 1910, che eleva l’istituzione alla dignità di Arciconfraternita, coronando tre secoli di dedizione spirituale e caritativa.
Un patrimonio ancora vivo
Il complesso è di proprietà dell’Arciconfraternita, e la sua conservazione è affidata alla cura e alla devozione dei confratelli. Negli ultimi mesi il sodalizio ha aperto le porte anche alla cultura.
La chiesa, in via Canonico Aniello Avallone 9, rimane un centro vitale di preghiera, dove il suffragio delle anime defunte conserva la centralità della tradizione cattolica. Per conoscere le altre realtà religiose del Borgo si può leggere anche il nostro approfondimento sulle confraternite di Cava.
Fonti: Archivi diocesani; ricerche di Attilio Della Porta e Domenico Apicella; cenni storici dell’Arciconfraternita di S. Maria Assunta in Cielo e delle Anime del Purgatorio; cronaca di F.R. sul restauro dell’oratorio (Panorama Tirreno, 2010); scheda del Lions Club Cava Vietri; Cavaè – Sistema culturale integrato del Comune di Cava de’ Tirreni; Ulisse online (2 e 18 giugno 2026).