Le lucerne di epoca imperiale

2 Mag,2026 | L'Archeologia

Nel Palazzo Municipale di Cava de’ Tirreni, custodite in una bacheca di vetro, troviamoalcune tra le testimonianze romane più affascinanti del territorio: una collezione di lucerne di età imperiale, oggetti di uso quotidiano che, sepolti per secoli insieme ai morti, ci restituiscono oggi un frammento prezioso della vita antica. Lo studio è stato condotto da Maria Rosaria Taglé e pubblicato nel volume Appunti per la storia di Cava, curato da Alfonso Leone.

Cosa sono le lucerne romane?

Una lucerna è la lampada del mondo antico: un piccolo contenitore in terracotta o bronzo riempito di olio, con un beccuccio in cui veniva inserito uno stoppino. Era usata nelle case, nei templi e nelle tombe, tanto nella vita quotidiana quanto come simbolo di luce nell’aldilà. La collezione cavese comprende 43 esemplari: uno in bronzo, gli altri in terracotta.

I luoghi del ritrovamento

La lucerna in bronzo fu rinvenuta nel 1956 a Pisciricoli (Pregiato), nel fondo De Santis, durante lavori stradali. Le lucerne fittili — cioè in terracotta, dal latino fictilis — provengono da tombe scoperte fortuitamente nei pressi della chiesa di San Cesareo nei primi anni Cinquanta. Non si trattò di scavi programmati, ma di ritrovamenti casuali che ci hanno comunque restituito reperti preziosi.

Questi reperti non sono isolati. Nel 1957 la Soprintendenza Archeologica di Salerno confermò in zona la presenza di un edificio termale con ipocausto — il sistema romano di riscaldamento a pavimento — e vennero raccolti anche frammenti di ceramica protoellenistica. Già dal Settecento, del resto, gli eruditi locali segnalavano acquedotti, mosaici e strutture sotterranee nelle stesse aree.

I tipi di lucerne

Le lucerne in terracotta appartengono a due tipi. Le Vogelkopflampen (in tedesco “lucerne a testa d’uccello”) presentano due piccole teste di cigno in rilievo nel punto di attacco del beccuccio, poi ridotte nel tempo a semplici linee incise. Si ascrivono alla variante Dressel 22 — classificazione elaborata dall’archeologo Heinrich Dressel — e si datano tra l’età di Tiberio e la fine del I secolo d.C. Le lucerne a becco rotondo, più diffuse e dalla decorazione semplice, risalgono invece tra la fine del I e il II secolo d.C.

La lucerna in bronzo

Il pezzo più pregiato è la lucerna monolicne in bronzo (inv. n. 15): 18 cm di lunghezza, 10 di altezza. Il corpo sferodale si prolunga nel beccuccio rivolto verso l’alto, mentre dall’altra parte l’ansa termina in una protome equina — una testa di cavallo — forata per permettere la sospensione mediante catenella. Il serbatoio è chiuso da un coperchietto pomellato. Un oggetto raffinato, probabilmente appartenuto a una famiglia agiata.

I bolli dei fabbricanti e la presenza romana

Due lucerne recano sul fondo un bollo, ovvero il marchio della bottega produttrice. Uno di essi — BASSA — è attribuito al II secolo d.C., al periodo che va da Adriano agli Antonini. La loro presenza conferma che questi oggetti facevano parte di circuiti commerciali ampi, con officine attive a Roma e in Campania. Nel complesso, le lucerne fittili di San Cesareo e la lucerna bronzea di Pisciricoli offrono un’ulteriore prova della presenza romana nel territorio cavese in età imperiale: un territorio frequentato da famiglie patrizie che vi avevano stabilito ville e residenze, le cui piccole fiamme illuminano ancora, a duemila anni di distanza, una pagina preziosa della nostra storia locale.


Fonti e riferimenti
Maria Rosaria Taglé, Lucerne di epoca imperiale, in Appunti per la storia di Cava, n. 2, a cura di Alfonso Leone.
D. Apicella, Marcina, in «Il Castello», XIII, n.s., n. 4, 1959.
L. Marcello, Cava dei Tirreni. Sguardo sullo stato fisico, la topografia, la storia e i monumenti locali, Salerno 1903.
Treccani – Enciclopedia dell’Arte Antica, voce Lucerna.

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