S. Anna alle Caselle

24 Feb,2026 | Le Frazioni

Chi risale verso nord-est dal cuore di Cava de’ Tirreni e si addentra nei ripiani collinari che salgono verso il Monte Decimari, si trova di fronte a un paesaggio antico: case sparse, oliveti, i segni silenziosi di una civiltà contadina che ha resistito ai secoli. Questa è la contrada delle Caselle — o più precisamente, la frazione di Sant’Anna alle Caselle — oggi riconosciuta ufficialmente tra le diciotto frazioni del Comune di Cava de’ Tirreni.

Erano già poche decine di capanne quando, nel XVI secolo, Carlo V fece costruire l’ampia arteria provinciale che univa Napoli a Salerno lungo la pianura metelliana. Il tracciato antico — quello che un tempo metteva in comunicazione Capua e Napoli con Salerno attraverso queste stesse colline — fu progressivamente abbandonato. Le acque scendenti dal monte ne distrussero i selciati, e di quella via rimane oggi soltanto il nome: Via Maggiore, e qualche vestigia nascosta tra i cespugli.

Con l’abbandono della strada, queste colline rimasero tagliate fuori. La coltivazione mancò, i boschi avanzarono sui terreni, le abitazioni caddero. Solo poche capanne e casupole resistettero, adibite a riparo di pastori e stagionali. Da quella resistenza ostinata deriva, secondo la tradizione, l’attuale nome: Caselle, dal termine dialettale per indicare i piccoli ricoveri rurali.

Il risveglio: vigne, oliveti e nuova prosperità

Con il passare dei secoli, gli uomini tornarono. I nostri avi — come scrisse con orgoglio il Canonico Gennaro Senatore verso la fine dell’Ottocento — cominciarono a dissodare i terreni e a piantarli a vigne e oliveti. La fertilità del suolo, l’amenità del sito e la coltivazione del tabacco alimentarono una nuova stagione agricola, e crebbero le cure industriose degli agricoltori; buone e comode case coloniche vennero costruite, cosicché oggi — tra i due valloni del Lupo e delle Forchie — la contrada comprende le Caselle di basso e di sopra, con 120 case, 155 famiglie e circa 930 abitanti (dati di fine Ottocento).

A questo incremento aveva contribuito in modo determinante l’Amministrazione Municipale di Cava che, dal 1860, aveva dedicato cure speciali a questa parte del territorio cavese, costruendo nel 1867 una via comunale rotabile che univa la borgata alla importante frazione di Pregiato e, attraverso di essa, metteva Sant’Anna in comunicazione diretta col capoluogo e con i vicini comuni di Nocera, San Giorgio e Sanseverino.

La Cappella e la nascita della Confraternita

Fu però sul fronte religioso che la comunità delle Caselle diede la prova più eloquente della propria vitalità. Lontanissimi dalla chiesa parrocchiale di Santa Lucia e privi di qualsiasi luogo di culto, gli abitanti cominciarono, fin dal 1855, a raccogliere con le proprie fatiche e i propri risparmi il denaro necessario per edificare una cappella. Ottennero generosamente il suolo dai Signori Di Mauro, si riunirono in congregazione, e scelsero il titolo di Sant’Anna all’Oliveto.

Nell’anno 1867 la cappella fu completata. Da quel momento i fedeli poterono fare celebrare la messa nei giorni festivi e accedere agli altri uffici di religione senza dover scendere a valle. La chiesa, a pianta ad aula con campanile quadrato e strutture in muratura di pietra intonacata, è decorata esternamente da una nicchia con affresco di Sant’Anna e la Madonna, un rosone cieco e pinnacoli laterali — un’architettura semplice ma dignitosa, ancora oggi al centro della vita religiosa della frazione.

Lo Statuto del 1894 e la Confraternita

Vent’anni dopo l’inaugurazione della cappella, nel 1894, gli abitanti della borgata fecero un passo ulteriore: richiesero al dottissimo Canonico Gennaro Senatore e all’avvocato Francesco Saverio Pisapia di elaborare uno statuto organico per la locale Confraternita di Sant’Anna. L’8 aprile di quell’anno, 58 confratelli si riunirono nella chiesa sotto la presidenza dell’avvocato Pisapia, con il priore Mattia Ferrara, il primo assistente Domenico Senatore, il secondo assistente e il parroco don Basilio Lamberti. Il Canonico Senatore tenne un lungo discorso in cui esponeva i vari articoli dello statuto, facendolo precedere da alcune note storiche sulla contrada.

Lo statuto, elaborato con grande cura, fissava gli scopi della Confraternita in modo preciso e progressista per l’epoca: provvedere agli onori funebri degli iscritti, sostenere le spese di culto e manutenzione della cappella, fornire gratuitamente l’assistenza medico-chirurgica e le medicine a tutti gli ascritti e ai loro familiari, soccorrere i poveri con contributi annui non inferiori alle cinquanta lire, istituire opere di beneficenza e di mutuo soccorso calibrate sulle possibilità finanziarie dell’ente.

Il Regio Decreto del 1897

La Confraternita, auspice l’amministrazione comunale presieduta dal Sindaco Cav. Francesco Vitagliano Stendardo, fu eretta in Ente Morale con Regio Decreto del 29 agosto 1897, a firma del Re Umberto I . Era un riconoscimento ufficiale straordinario per una borgata che, fino a qualche decennio prima, non appariva neppure sulle carte amministrative.

Il contesto era quello dell’Italia post-unitaria, che stava gettando le basi del mutuo soccorso tra le varie categorie di cittadini al di fuori dell’autorità religiosa. A Cava la Società Operaia di Mutuo Soccorso era stata fondata il 13 marzo 1881, con finalità analoghe: il mutuo soccorso, la cooperazione al lavoro, la cassa di risparmio sociale, il monte dei pegni, il prestito cambiario, il monte per i sussidi, la cooperativa di consumo. La Confraternita di Sant’Anna si inseriva in questo clima di rinnovamento sociale, aggiungendovi una dimensione di fede e di identità comunitaria che la rendeva unica.

Sant’Anna oggi

Nel 2018, con delibera di Giunta Comunale n. 223 del 13 settembre, Sant’Anna è stata ufficialmente promossa da località a frazione del Comune di Cava de’ Tirreni — un riconoscimento tardivo, ma non per questo meno significativo, per una comunità che aveva già dimostrato di saper costruire le proprie istituzioni con le proprie mani oltre un secolo prima.

La chiesa di Sant’Anna all’Oliveto è diventata parrocchia il 6 aprile 1918, per decreto del Vescovo di Cava e di Sarno Mons. Luigi Lavitrano, con don Michele Giordano primo parroco. Il tempio sorge ancora oggi sulla piccola altura che caratterizza il centro della frazione, in un ambiente di carattere rurale e collinare, con abitazioni sparse tra i terreni coltivati.

La frazione è oggi conosciuta in tutta Italia per la presenza del Casale Trombonieri di Sant’Anna all’Oliveto, il sodalizio più antico di Cava de’ Tirreni, fondato ottanta anni fa da Vincenzo Senatore e Vincenzo Baldi. I Trombonieri partecipano ogni anno alla “Disfida” che rievoca la Battaglia di Sarno, in rappresentanza della contrada, e custodiscono quella tradizione guerriera e religiosa che è il volto più vivo dell’identità


Fonti: Articolo storico da giornale locale (archivio privato, fine XIX sec.) a firma Salvatore Milano; sito del Comune di Cava de’ Tirreni; Wikipedia — Cava de’ Tirreni; Il Mediano (20 gen. 2021); Il Portico (giu. 2025); Chiese Italiane — Diocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni.

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