Sapevate che…?

28 Dic,2024 | Le Curiosità

Dalla rivista illustrata Poliorama pittoresco, pubblicata a Napoli nell’anno 1857, il giornalista Ippolito Certain, viene riportata la cronaca del viaggio inaugurale del tratto ferroviario Nocera – Cava de’ Tirreni, con data 31.7.1857. La ferrovia era stata richiesta al re Ferdinando II già nel 1848 per raggiungere piu’ agevolmente Napoli. Lo stesso re, giunto a Nocera dalla reggia di Quisisana, inauguro’ la linea ferroviaria il 1° aprile 1857. La gestione fu affidata alla società Bayard de la Vingtrie, che costruiva e gestiva le strade ferrate e i viaggi riguardavano essenzialmente merci e trasporto di animali. 


Cava de’ Tirreni fu la prima Città dell’ Italia meridionale che nel 1893 ebbe l’illuminazione elettrica. 


La prima scuola media superiore non tenuta da preti o da privati fu il ginnasio Giosue’ Carducci nel 1873.


  Nel 1863 Cava fu assalita dai briganti: solo grazie alla Guardia Nazionale di Cava ( la compagnia di Passiano, San Pietro, Pregiato, Corpo di Cava e S. Lucia ) fu possibile debellarli in ben otto mesi.


Valerio Canonico, noto storiografo cittadino, ha precisato nelle sue “Noterelle Cavesi” che il nome della Città è “Cava de’ Tirreni” e così scrive: Si deve scrivere Cava de’ Tirreni o Cava dei Tirreni? Il quesito potrebbe essere giudicato una bizanteria, eppure l’aver adoperato il nostro Comune la seconda denominazione , fu richiamo da parte dell’Ufficio di Statistica trent’anni fa.L’onomastica, continua il Canonico, è difforme da quella ufficiale del decreto del 23 ottobre 1861.


Il Corpo di Cava era chiamato così perché costituiva il corpo amministrativo della Città.



L’insediamento a Cava dei monaci Benedettini fu favorito dalla presenza dell’acqua. Infatti i religiosi preferivano stabilirsi nelle zone vicine a ruscelli o fiumi per beneficiare dell’ amenità dei luoghi ma anche per utilizzare l’ energia idrica per il funzionamento i mulini. I monaci cavesi impiantarono un mulino lungo il corso del ruscello Selano.


Piazza Duomo anticamente era chiamata Piazza del Commercio perché si svolgeva il mercato cittadino.

La cappellina sulla strada che porta all’eremo di San Liberatore, che oggi è conosciuta come cappellina di “Lourdes”, una volta veniva detta della Pietà.


Fino al 1800 i comuni di Cava, Vietri e Cetara appartenevano ad un’unica municipalità : la Città de la Cava.
Infatti nel 1086 il Duca Ruggiero concesse all’Abate della SS.Trinità il porto di Vietri con il diritto di esigere “fiscali dagli uomini o navigli” . Successivamente nel 1117 fu concessa la spiaggia del Fuenti (Fonti) e nel 1120 il porto di Cetara.
Nel 1806 Giuseppe Bonaparte sancisce la separazione giuridica da Vietri e Cetara per ragioni politiche,dopo il 1799, con l’atteggiamento filoborbonico della maggioranza dei cavesi. Nel 1834 si separarono anche Vietri e Cetara.


La colonna di marmo di ordine corinzio che si trova al centro di Piazza S. Francesco proviene da un tempio pagano: la croce sormontata è invece di fine ‘600.


Il 23 novembre 1535 l’imperatore Carlo V, famoso poiché sul suo impero non tramontava mai il sole, fu ospitato a Palazzo Ferrari al Borgo Scacciaventi e in suo onore furono creati due archi trionfali di mortelle all’ entrata ed all’uscita della Città. 


Leopoldo Marcello nella sua opera ha menzionato di un tiglio di Cava sotto la cui chioma il poeta Torquato Tasso avrebbe scritto mentre studiava alla Badia. L’albero si trovava nella frazione di S.Cesareo, alto 30 metri, con una circonferenza di 4 metri e mezzo con una chioma di 16 metri e mezzo, fu distrutto da una bomba nella seconda guerra mondiale.     


Nell’agosto del 1890 fu ripetuta straordinariamente e fuori tempo (cosa unica nella tradizione) la Festa di Castello, appositamente per compiacere Francesco Crispi, presidente del Consiglio dei Ministri e uno dei massimi collaboratori di Garibaldi nella spedizione dei Mille.


Il gioco dei colombi è una caratteristica rara e se ne trova usanza soltanto nell’ Acodor, in Guascogna, nei Pirenei: in Spagna e Cava il sistema di caccia era pressoché identico perchè si basava sulle abitudini dei colombi di scegliere le strade più breve attraverso i valichi, quando emigravano verso il Sud nei mesi di ottobre e novembre per svernare in terre più calde.


Nel dialetto si dice Cavajuole vota cannuole (Cavaiolo volta cannolo) per denigrare i cavesi accusati di essere facilmente mutabili nell’opinione e nelle simpatie. La citazione è nata dall’invidia degli abitanti delle città vicine che non avevano gli stessi privilegi (tra cui l’esenzione dei tributi nelle attività commerciali) assegnati ai metelliani dal re Ferdinando d’Aragona con la pergamena bianca assegnata nel 1460. Si dice infatti che ai gabellieri che esigevano il dazio i cavesi dichiaravano Songo ‘ccavajuole ( sono cavese) e quello rispondeva Vota cannuole! cioè gira il cannolo, l’astuccio dove era custodito l’atto di provenienza dalla città di Cava e quindi del privilegio concesso dal re.


Fino a qualche decennio fa a Cava si celebrava la festa dell’uva con sfilate e carrozzoni vari caricati di frutta e di belle donne.


l nome di Cava trae la sua etimologia per alcuni da cavea, l’antico anfiteatro :vallata circondata da monti. Secondo altri il nome Cava significa grotta e deriva dalla presenza di alcune grotte, la cui piu’ famosa è quella Arsicia, dove fu fondata l’ Abbazia benedettina della SS.Trinità. Altra ipotesi è la derivazione da caba, riferita alla via Caba che , buia e densa di vegetazione, collegava Salerno a Napoli già nel Medioevo e percorreva tutta la vallata.


Nel 1500 la Città de la Cava era circondata da mura e porte che delimitavano il Borgo Scacciaventi e lo difendevano. Con lo sviluppo urbanistico e l’avvento della dominazione spagnola non furono piu’ indispensabili e furono abbattute.


La Regina Margherita di Savoia ha visitato Cava de’ Tirreni , reduce da una visita alla Badia di Cava il 2 giugno 1880, soggiornando a Palazzo Atenolfi in Piazza S. Francesco. In ricordo nella scala del Palazzo è affissa una lapide murata: Pasch.Fulv.March.Castronovi – Senatore – Margarita Sabauda – Italiae Regina – In his aedibus – Diem secundum mensis Iunii – A.D. MDCCCLXXX


EDUARDO SCARPETTA. “Nina Bone” (nota anche come “‘E tre terature”) è una commedia scritta nel 1898 da Eduardo Scarpetta, famoso attore e commediografo napoletano, padre naturale dei fratelli De Filippo. L’opera è strutturata in tre atti: il primo ambientato a Portici, mentre il secondo e il terzo si svolgono a Cava de’ Tirreni. Nel testo emerge la nostalgia per la villeggiatura ormai in declino, come evidenziato dalla battuta “Cava non è cchiù chella de na vota, villeggiante nun se ne vedono cchiù”. Il terzo atto è ambientato in un teatro di Cava de’ Tirreni. Queste informazioni provengono da un copione trascritto dall’originale da Renato Puglia nel 1931, oggi conservato presso l’Istituto del Dramma Napoletano.


L’ ACQUEDOTTO AUSINO. Nel 1915 il deputato Errico de Marinis, inaugurando l’acquedotto Ausino, così si rivolse al popolo cavese: “Saluto con i miei concittadini l’acqua zampillante, questo grande elemento della vita che Cava attendeva lungamente desiosa”


L’ attuale via Balzico veniva comunemente chiamato “vicolo della neve” perché in quel vicolo esisteva il posto della neve dove veniva venduto al pubblico il ghiaccio,proveniente da Monte S.Angelo e trasportato dai muli.


A Cava esisteva nel XV secolo il mestiere del tavolario, a metà strada tra il notaio ed il geometra, esperto nel misurare e valutare i terreni, i palazzi e le strade, lasciandone poi un certificato conforme alla legge.


Anni fa Vincenzo Adinolfi, salernitano, ha collocato a sue spese sulla cima del monte una grande croce luminosa, visibile ampiamente da Cava e da gran parte della zona di Salerno.


Durante il periodo del fascismo esisteva il Dopolavoro,una sorta degli attuali circoli ricreativi: si giocava a carte ed alcune volte organizzavano delle feste, con l’albero della cuccagna.


L’attuale denominazione di Cava de’ Tirreni fu adottata nei primi anni del Regno d’Italia, quando fu necessario distinguere La Città de La Cava dalle altre Cava presenti sul territorio nazionale unificato. Il Consiglio Comunale decise così di aggiungere de’ Tirreni, in omaggio ai Tirreni, popolazione etrusca che aveva colonizzato e abitato la vallata.


Ad Olmobello di Cisterna di Latina vi è la parrocchia dell’Olmo e la Basilica della SS.Immacolata dell’Olmo, voluta da operai e dirigenti di un’azienda agricola del posto,oriundi di Cava, che contribuirono inizialmente alla costruzione di una cappella dove veniva celebrata la messa domenicale. La cappella fu trasformata poi in una chiesa francescana trasferendo il culto in altri locali.

Un’ altra antica tradizione vuole che nel 1530 la Vergine è apparsa a tre pastorelle tra i rami di un olmo in un luogo solitario nella periferia di Tiene, in provincia di Vicenza. Sul luogo dell’ apparizione fu eretta una cappellina con l’immagine della Madonna dell’Olmo , che divenne oggetto di venerazione popolare.


L’ing. Antonio Manganella presentò nel 1925 un brevetto per il lago marino di Cava de’ Tirreni, da posizionarso nella zona tra il Borgo , l ex Albergo di LOndra e l’attuale cimitero.L’acqua per alimentare il lago salato sarebbe stata pompata dal mare di Vietri sul Mare e trasportata a Cava da una condotta forzata . Avrebbe occupato circa 20.000 etri quadri e circondata da cabine dilegno, alberi e campi da gioco. Il lago doveva chiamarsi Tirreno dei Tirreni.


Su un’iscrizione, composta verso il 1730 e conservata fino agli anni 50 del secolo scorso nella sacrestia della chiesa parrocchiale della SS. Annunziata in Cava, si leggeva: “... Adiutor… primum Beneventum, deinde in haec Cavarum et Castri loca successit…”. Poi l’anonimo autore aggiunge: “… Populum in maritima Veteris, tunc Marcina, foedis et impudicis, obscenis atque impuria – Priapi hortorum idoli- -ibi post saecula sub ruinis reperti – superstitionibus addictum – Christianis imbuit et aeternae vitae aluit disciplina”. S.Adiutore è considerato e venerato come primo vescovo di Cava.”

Traduzione della parte in latino:

  1. “… Adiutor… prima arrivò a Benevento, poi si stabilì in questi luoghi di Cava e di Castro…”
  2. “… [Egli] educò alla fede cristiana e nutrì con la disciplina della vita eterna il popolo della costa di Vietri, allora chiamata Marcina, dedito a superstizioni indecenti e impudiche, oscene e impure – l’idolo Priapo dei giardini – là ritrovato sotto le rovine dopo secoli…”

La traduzione indica che Sant’Adiutore, venerato come primo vescovo di Cava, arrivò prima a Benevento e poi si stabilì nella zona di Cava. Successivamente convertì al cristianesimo la popolazione costiera di Vietri (allora chiamata Marcina), che era dedita al culto di Priapo (una divinità pagana della fertilità) e ad altre pratiche pagane considerate oscene e impure.


Lorenzo Giustiniani, storico e biografo del Regno di Napoli, alla fine del Settecento, parla della nostra città, l’unico borgo porticato dell’Italia meridionale, descrivendola così:
«A me piace molto la città della Cava, e specialmente la ben lunga strada, che vi si vede tutta porticata, e sempre ricca, ed abbondante di viveri, da rassomigliarsi quasi ad una delle migliori di Napoli».


BORTOLO BELOTTI. Bortolo Belotti (1877-1944) fu un importante politico liberale, avvocato e storico italiano, che ricoprì il ruolo di Ministro dell’Industria e del Commercio nel governo Bonomi (1919-1920). Dopo aver inizialmente sostenuto il fascismo, dal 1923 assunse una posizione sempre più critica verso il regime di Mussolini. La sua opposizione gli costò cara: nel 1930 fu arrestato, incarcerato nel carcere milanese di San Vittore e successivamente condannato al confino di polizia a Cava , dove rimase fino alla Pasqua del 1931. Durante questo esilio forzato visse con la moglie Angelica e la figlia Bianca Maria, componendo opere letterarie tra cui il dramma “I Personaggi” e lasciando le sue memorie nel volume postumo “Confinati dal Duce. Memorie del mio confino a Cava de’ Tirreni 1930-31”.


ALDA BORELLI. Alda Borelli nacque il 4 novembre 1879 a Cava , dove i suoi genitori si trovavano a recitare. Figlia d’arte e sorella della celebre Lyda Borelli, fu un’attrice italiana attiva sia nel cinema muto che soprattutto nel teatro. La sua carriera fu lunga e appassionata: dopo essersi ritirata dalle scene nel 1929, tornò nel 1942 appositamente per supportare l’avvio di carriera del giovane Vittorio Gassman a Milano, che sarebbe poi diventato uno dei grandi attori italiani. Morì a Milano il 25 maggio 1964, lasciando un importante contributo alla scena teatrale italiana e alla scoperta di nuovi talenti.


IL TERREMOTO DEL ’30 Nella notte tra il 22 e il 23 luglio 1930 una forte scossa di terremoto lesionò quasi tutti i palazzi del Borgo. Gli edifici dovettero essere puntellati e le fondazioni rinforzate a causa dei gravi danni strutturali. L’immagine della Madonna dell’Olmo fu portata in processione per Cava per scongiurare danni maggiori durante le scosse di assestamento.


VIA XXV LUGLIO PER LE FILOVIE Nel 1938 la tranvia Salerno-Pompei fu trasformata in filovia con l’inaugurazione del primo tratto Salerno-Pagani sotto il podestà Francesco Accini. Fu costruita la variante stradale Via XXV Luglio tra la Stazione Ferroviaria e le Taverne Vecchie per consentire il passaggio delle vetture filoviarie, e fu aperto il deposito in Via Mazzini. Nel 1939 venne inaugurata Via degli Aceri, collegamento tra Via Mazzini e la Statale 18, prima che la seconda guerra mondiale bloccasse l’edificazione a Cava.


CASA ROSSI. L’edificio raffigurato nella fotografia del 1964 è la casa nella quale Gennaro Rossi trascorse, con cristiana rassegnazione, gli ultimi anni della sua vita, ormai cieco. Alla sua morte, il figlio Domenico volle trasformare quel legame familiare in un gesto di profonda solidarietà, destinando l’intero patrimonio alla fondazione di un pio Istituto per ciechi.

La Congregazione di Carità, intervenendo sull’immobile, ne curò il restauro e lo inaugurò nel 1931, indicando così alla riconoscenza cittadina il nome e l’esempio di Domenico Rossi. A testimonianza di ciò venne posta una lapide marmorea, il cui testo ricordava l’origine benefica dell’edificio e il valore morale dell’iniziativa: “Questa casa, dove Gennaro Rossi visse con cristiana rassegnazione i suoi ultimi anni cieco, il figlio Domenico volle pio Istituto di Ciechi, dotandolo con tutto il suo patrimonio. La Congregazione di Carità, restaurando ed inaugurando nel 1931, ne additò alla gratitudine cittadina il nome e l’esempio.”

Rstaurato, oggi l’edificio ospita una struttura sanitaria privata cittadina.

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