Un gioiello barocco cancellato dall’alluvione del 1954

6 Feb,2026 | La Religiosità

Ci sono luoghi che scompaiono dalla terra ma non dalla memoria. Luoghi che il tempo e la furia degli elementi cancellano, lasciando solo il vuoto e il rimpianto di chi li ha conosciuti. La cappella della Madonna delle Grazie di Alessia è uno di questi.

Alessia è ancora oggi un luogo quasi sospeso nel tempo, che porta il nome di una delle famiglie più potenti e misteriose della nostra storia.

Non era un casale qualunque. Insieme a Casaburi, Dupino, SS. Quaranta, Arcara e Marini formava un dipartimento a sé stante, con una Corte propria che amministrava la giustizia. L’abate del Monastero della Trinità vi nominava un giudice particolare, il Bajulo, dal latino bajulus detto di chi ha la responsabilità di una gestione,un amministratore)

Dal secolo XI al XIV il casale crebbe, fino a contare nel 1576 ben 213 anime raccolte in 31 famiglie. Tra queste, i Di Lando, i Landi, i Jovine, i Ferrara. Ma su tutti dominava la famiglia D’Alessio, che possedeva l’intero casale: i boschi di castagni, le campagne, e soprattutto quella cappella gentilizia che custodiva un segreto venuto da lontano.

All’ingresso del casale, come una sentinella silenziosa, si ergeva una cappella che sembrava appartenere a un altro mondo. Costruita nel 1662 per volere dei D’Alessio, era un gioiello di stile barocco che nascondeva una storia particolare.

Un prete francese, Terenzio Maison, aveva benedetto quelle mura e portato con sé una statua lignea della Madonna delle Grazie. Una Madonna venuta dalla Francia,per trovare dimora in quel piccolo angolo di Campania.

Perché proprio dalla Francia? Nessuno lo sa.

Nella penombra di quella cappella, ogni 2 luglio, la famiglia celebrava solennemente la festa della Vergine. Lì si celebravano matrimoni e battesimi, lì si custodivano i segreti e le preghiere di generazioni.

La notte in cui tutto finì

Poi venne il 1954. L’alluvione arrivò come un mostro cieco e furioso, portandosi via case, strade, vite. E la cappella.

In poche ore, la furia dell’acqua cancellò tutto. La Madonna francese, le mura barocche, i ricordi di trecento anni scomparvero senza lasciare traccia. Come se non fossero mai esistiti.

Gli abitanti di Alessia si svegliarono in un mondo diverso, improvvisamente privati del loro cuore spirituale. Dove c’era la cappella, ora c’era solo fango e silenzio.

Oggi, chi passa da quelle parti non troverà nulla. Nessuna lapide, nessun segno che ricordi quel gioiello perduto. Solo chi conobbe l’originale porta ancora nel cuore l’immagine di quella cappella, della statua venuta dalla Francia, delle celebrazioni del 2 luglio. Il casale di Alessia continua la sua vita ai margini, piccolo e quasi dimenticato. L’alluvione del 1954 ha cancellato un pezzo importante della nostra storia. Ma il mistero della Madonna francese e della cappella perduta rimane, custodito nella memoria di una comunità che non ha mai smesso di ricordare ciò che l’acqua ha portato via per sempre.

Alcune storie non hanno bisogno di monumenti per sopravvivere. Vivono nei racconti sussurrati, nei ricordi tramandati, nel rimpianto di chi sa che certi tesori, una volta perduti, non tornano mai più.

error: Il Contenuto è protetto!!