L’eccidio di Sant’Arcangelo: 23 settembre 1943

26 Gen,2026 | Cava Ieri

Tra le pieghe della storia di Cava de’ Tirreni, spesso oscurata dai grandi eventi che hanno segnato il territorio campano durante la Seconda Guerra Mondiale, si nasconde una pagina dolorosa che merita di essere ricordata: l’eccidio di Sant’Arcangelo del 23 settembre 1943.

Era un mercoledì di fine settembre, quando le truppe tedesche in ritirata attraversavano le strette vie del borgo millenario di Sant’Arcangelo, frazione di origine longobarda nata intorno alla chiesa di San Michele Arcangelo. La situazione era tesa: gli Alleati avevano sbarcato a Salerno il 9 settembre e stavano avanzando verso nord, incontrando la strenua resistenza tedesca.

Il contesto storico

In quei giorni drammatici, Cava de’ Tirreni si trovava nel mezzo del fronte di guerra. Le truppe tedesche avevano occupato il distretto militare e la vetta di Monte Castello, da cui cannoneggiavano gli Alleati che avevano raggiunto le località di Molina, Dupino e Marini. Il 23 settembre rappresentava un momento cruciale: era giunto il momento di forzare il Passo di Molina di Vietri sulla Strada Statale 18 per irrompere nell’Agro nocerino-sarnese e portare l’attacco su Napoli. La resistenza tedesca fu particolarmente accanita. Le truppe naziste, consapevoli dell’importanza strategica di Cava come porta d’accesso verso l’interno, si erano trincerate nel territorio. Proprio quella mattina, un carro armato tedesco si accingeva a salire verso l’Abbazia Benedettina, probabilmente per un’azione di rappresaglia contro la popolazione che vi si era rifugiata, tra cui il commissario al Comune di Cava, l’avvocato Pietro De Ciccio.

La tragedia nelle vie di Sant’Arcangelo

Fu proprio nella strettoia delle vie di Sant’Arcangelo che si consumò il dramma. Un carro armato tedesco aveva difficoltà nel transitare per le strette strade del centro abitato, caratteristica tipica dei borghi medievali. Un gruppo di persone, tra cui civili curiosi e preoccupati, stava osservando la scena. La tensione era palpabile. Il mitragliere, forse innervosito dalla situazione e dalla presenza di curiosi, sparò una raffica improvvisa che investì la folla inerme. La violenza fu cieca e immediata. I colpi colpirono mortalmente due civili innocenti, trasformando una giornata già segnata dalla paura in una tragedia che avrebbe lasciato un segno indelebile nella memoria della comunità cavese.

Le vittime dell’eccidio

Maria Focarelli, nata nel 1930, era una giovane ragazza di appena 13 anni. Ferita gravemente dalla raffica di mitragliatrice, nonostante i tentativi di soccorso, morì alcuni giorni dopo a causa delle ferite riportate. Domenico Russo, nato nel 1903, era un uomo di 40 anni, padre di famiglia, ucciso sul colpo dalla stessa raffica che aveva colpito la giovane Maria. Le fonti documentali dell’Atlante delle stragi nazifasciste indicano che anche altre persone furono probabilmente colpite dalla raffica, anche se i dati certi riguardano solo questi due decessi accertati.

Il mistero del militare tedesco

Un elemento che aggiunge mistero e tensione alla vicenda è quanto accadde nelle ore successive. Quello stesso giorno, il corpo di un militare tedesco venne ritrovato sulla strada, con un foro di proiettile sulla fronte. Non è chiaro se si trattasse del mitragliere responsabile della strage o di un altro soldato, né quali fossero le circostanze della sua morte. Questo episodio testimonia il clima di violenza e ritorsione che caratterizzava quei giorni terribili.

Una pagina di storia da ricordare

L’eccidio di Sant’Arcangelo si inserisce nel più ampio contesto delle violenze nazifasciste perpetrate in Campania durante il settembre 1943. Mentre a Napoli si preparavano le celebri Quattro Giornate (27-30 settembre), in molti centri minori come Cava si consumavano tragedie meno note ma non per questo meno dolorose. Sant’Arcangelo, villaggio di origine longobarda nato nei primi decenni dell’XI secolo, aveva già attraversato secoli di storia quando si trovò improvvisamente al centro di eventi che avrebbero cambiato per sempre l’Italia. Le sue strette vie medievali, che per secoli avevano visto passare mercanti e pellegrini diretti all’Abbazia, divennero teatro di una violenza che nulla aveva a che fare con la sua storia millenaria. Complessivamente, nel territorio di Cava de’ Tirreni, circa seimila civili trovarono rifugio nell’Abbazia benedettina durante quei giorni. Si temette per la vita dell’Abate e del Vescovo di Cava, tratti in arresto dai tedeschi. Il comune fu pesantemente colpito dai combattimenti, con ponti distrutti (compreso, fortunatamente solo parzialmente, il cinquecentesco ponte di San Francesco) e numerosi danni alle abitazioni.

La memoria

A differenza di altre stragi più note perpetrate dai nazifascisti in Italia, l’eccidio di Sant’Arcangelo non ha ricevuto particolare attenzione storiografica né commemorazioni ufficiali di rilievo. Non risultano monumenti, cippi o lapidi dedicate specificamente a questo episodio, e le vittime non hanno ricevuto onorificenze postume. Questo silenzio storico non rende però meno significativo il sacrificio di Maria Focarelli e Domenico Russo. La loro memoria si inserisce in quel mosaico di sofferenze che ha segnato l’Italia durante l’occupazione nazista, quando migliaia di civili innocenti pagarono con la vita le conseguenze di un conflitto che non avevano scelto. Oggi, a ottant’anni di distanza, è importante ricordare questi eventi non solo come esercizio di memoria storica, ma come monito perenne contro la violenza e la guerra. Sant’Arcangelo, con le sue chiese antiche e le sue vie strette che salgono verso l’Abbazia, porta ancora in sé le tracce di quel settembre del 1943, quando la storia irruppe tragicamente nella vita quotidiana di una piccola comunità. La memoria delle vittime innocenti di Sant’Arcangelo ci ricorda che ogni guerra, dietro i grandi eventi e le strategie militari, nasconde innumerevoli tragedie personali che meritano di essere ricordate e onorate. —

Fonti:Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia – Istituto nazionale Ferruccio Parri e ANPI – Masullo, Tonino, “Antifascismo, Resistenza e Guerra di Liberazione. Il contributo del Salernitano”, Salerno, Inter Press, 1999 – Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età Contemporanea “Vera Lombardi” – Documenti storici conservati presso il Dipartimento di Scienze Sociali, Università degli Studi di Napoli “Federico II”

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