La peste del 1656 e la storia del Miracolo Eucaristico

30 Gen,2026 | Blog

Nel 1656 Cava de’ Tirreni visse uno dei momenti più drammatici della sua storia. La peste bubbonica che aveva colpito l’intero Regno di Napoli arrivò anche nella nostra città, portando morte e devastazione. Ma da questa tragedia nacque anche una delle tradizioni più belle e sentite della nostra comunità: la Festa di Monte Castello.

Come arrivò la peste a Cava

Tutto iniziò nel maggio del 1656, quando alcune navi spagnole provenienti dalla Sardegna sbarcarono a Napoli circa 40 soldati malati. Da lì, il contagio si diffuse rapidamente in tutto il regno, raggiungendo anche Cava.

All’epoca la città contava circa 12.000-13.000 abitanti, divisi nei quattro distretti storici: Metiliano, Sant’Adiutore, Corpo di Cava e Pasculano. Il primo caso di peste si registrò a Casa Costa di San Cesareo, nel Distretto Metiliano. Poi il morbo colpì Casa Angrisani di Sant’Arcangelo nel Distretto Pasculano e, il 25 maggio 1656 (giorno dell’Ascensione), raggiunse Casa Rosi nel Casale della Santissima Annunziata.

I numeri della tragedia sono terribili: secondo i registri della Curia vescovile, morirono ben 6.300 persone – praticamente la metà della popolazione. Tra le vittime:

  • 100 sacerdoti secolari
  • 40 frati
  • 80 chierici
  • 12 notai
  • 12 medici

La città rimase senza guida spirituale. Le cronache dell’epoca raccontano che “sacerdoti fuggirono, gli abitanti si ignorarono”. Le strade erano deserte, la gente aveva paura anche solo ad uscire di casa. Nella chiesa di San Nicola di Bari in Dupino, il 24 giugno 1656, furono sepolte 22 persone in un solo giorno.

Il coraggio di Don Angelo Franco

In questo scenario terribile, emerse la figura di Don Angelo Franco, l’unico parroco sopravvissuto dei quattro che servivano la chiesa della Santissima Annunziata. Mentre la morte continuava a mietere vittime, Don Franco prese una decisione coraggiosa che avrebbe cambiato la storia della città.

Nell’ottava del Corpus Domini del 1656, organizzò una processione eucaristica con un piccolo gruppo di donne devote. Il corteo partì dalla chiesa della Santissima Annunziata e salì verso il Castello di Sant’Adiutore.

Arrivato sulla terrazza più alta della rocca, Don Angelo Franco sollevò l’ostensorio con il Santissimo Sacramento e benedisse la città sottostante, invocando la fine del flagello.

Il miracolo

 Secondo la tradizione, dopo quella benedizione la peste cessò miracolosamente di diffondersi. Dal dicembre del 1656 non si contarono più vittime. La città, che aveva perso metà dei suoi abitanti, poteva finalmente iniziare a risollevarsi.

I cavesi attribuirono questo evento prodigioso all’intercessione divina. Da quel momento Cava conquistò il titolo di “Città Eucaristica”, entrando a far parte di un gruppo ristretto di città italiane che vantano questo riconoscimento, insieme ad Assisi, Bologna, Cascia, Ferrara, Firenze, Lanciano, Napoli, Rimini, Roma, Siena e Torino.

La nascita della Festa di Monte Castello

L’anno successivo, nel 1657, i cavesi iniziarono a commemorare quell’evento terribile e il miracolo eucaristico con i festeggiamenti in onore del Santissimo Sacramento, quella che oggi chiamiamo la Festa di Monte Castello.

La prima testimonianza scritta di questa tradizione risale al 1765, in un manoscritto del notaio Filippo de’ Monica conservato nell’archivio parrocchiale della Chiesa della Santissima Annunziata. Nel documento si legge: “Fin dall’anno 1657 che questa Città di Cava, non men delle altre di questo Regno di Napoli, soffrì la memorabile strage cagionata dalla peste bubbonica…”

Una tradizione che continua

Ancora oggi, ogni anno nell’ottava del Corpus Domini, si rinnova quella storica processione. Il corteo parte dalla chiesa della Santissima Annunziata e sale verso il Castello, dove viene impartita la benedizione alla città dai quattro lati della fortezza, proprio come fece Don Angelo Franco nel 1656.

I festeggiamenti, organizzati dall’Ente Montecastello, includono:

  • La benedizione dei trombonieri
  • Il corteo storico delle corporazioni del Seicento
  • Gli spettacoli pirotecnici
  • Momenti di preghiera e spiritualità

Il giorno dell’Ascensione viene issato il vessillo della città sulla terrazza più alta del castello, dando inizio ai preparativi. I quattro distretti storici partecipano con i loro casali di trombonieri, mantenendo viva una tradizione che affonda le radici in quei giorni terribili.

La ripresa dopo la tragedia

Nonostante il dramma della peste, Cava dimostrò una grande capacità di riprendersi. Se nel 1648 la città contava circa 16.500 abitanti e nel 1669 (dopo la peste) erano scesi a circa 11.200, già nel 1683 – appena 27 anni dopo – si registrarono nuovamente oltre 13.000 abitanti. La città era tornata a vivere.

Perché ricordare

La peste del 1656 non è solo una pagina triste della nostra storia. È anche la storia di una comunità che non si è arresa, che ha trovato la forza nella fede e nella solidarietà per superare la tragedia più grande.

Quando oggi salgono verso Monte Castello e suonano le campane dal Castello di Sant’Adiutore, i cavesi non celebrano solo un miracolo del passato. Rinnovano l’identità della nostra “Città Eucaristica” e quella spiritualità profonda che da sempre ci caratterizza.

È una tradizione che merita di essere conosciuta, rispettata e tramandata alle nuove generazioni, perché è parte della nostra storia e della nostra identità.

 


Fonti: Archivio parrocchiale della Chiesa della Santissima Annunziata, Registri della Curia Vescovile, Manoscritto del Notaio Filippo de’ Monica (1765), Ente Montecastello, “Noterella Cavese” pubblicata su Il Pungolo (19 giugno 1971).

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