Andrea Carraturo

11 Feb,2026 | I Personaggi

C’è un nome che ritorna ogni volta che si vuole capire davvero Cava de’ Tirreni: quello del Canonico Andrea Carraturo. Sacerdote, erudito, storico tenace, Carraturo fu nel Settecento la memoria scritta della sua città. Nacque il 17 agosto 1739 a Passiano, da una nobile famiglia, e fin da giovane mostrò una mente eletta e una vocazione intellettuale fuori del comune.

Compì gli studi umanistici e teologici sotto la guida di ottimi docenti e scelse il sacerdozio come via più consona alla propria quadratura morale e intellettuale. La sua figura incarna l’ideale settecentesco dell’ecclesiastico illuminato: non solo ministro del culto, ma uomo di cultura nel senso più ampio del termine.

Sacerdote e custode della comunità cavese

Come sacerdote, Carraturo si dedicò con generosa disponibilità al bene delle anime e alla vita della comunità. Fu Canonico della Cattedrale di Cava e dal 1792 Tesoriere del Capitolo. Insegnò Teologia in Seminario, fu Esaminatore Sinodale e Confessore delle Claustrali. Uomo eruditissimo ed esemplarissimo di costumi, era noto per la scrupolosità e la responsabilità con cui assolveva ogni incarico.

Agli anni della sua maturità risale anche un episodio che lega il Carraturo a uno dei più grandi giuristi del Settecento: nel 1783, il celebre Gaetano Filangieri trovò rifugio nella sua casa – quella che fino agli anni sessanta del Novecento veniva chiamata Villa Eva, sulle spalle della Villa Comunale – per dedicarsi alla meditazione e allo studio. Fu proprio lì che Filangieri completò la sua grande opera La Scienza della Legislazione, intrecciando con il Carraturo un’amicizia sincera e duratura. Quella casa fu purtroppo totalmente distrutta dal terremoto del 23 novembre 1980.

Le Ricerche storico-topografiche: l’opera di una vita

Il nome del Carraturo è indissolubilmente legato al suo capolavoro: il Manoscritto riguardante la Storia di Cava, articolato in quattro copiosi fascicoli. I primi tre si conservano nell’Archivio del Capitolo Cattedrale di Cava, il quarto nella Biblioteca Comunale di Cava de’ Tirreni.

L’opera è strutturata in tre grandi tomi: il Tomo I copre i tempi oscuri fino alla metà del V secolo cristiano; il Tomo II (in due parti) abbraccia il periodo dalla metà del V fino alla fine dell’XI secolo; il Tomo III giunge dalla fine dell’XI secolo fino ai tempi dell’autore. Una trattazione che abbraccia oltre mille anni di storia della Valle Metelliana.

In occasione della presentazione dell’opera, nel 1977, il professor Roberto Virtuoso scrisse che l’iniziativa di pubblicare le Ricerche storico-topografiche della Città e Territorio della Cava del Canonico Carraturo acquistava un valore emblematico nei nuovi tempi del turismo e della cultura, e che andava perciò elogiata e segnalata. Una valutazione che riflette bene la portata storica di quel lavoro.

La pubblicazione del 1976

Per oltre un secolo e mezzo il Manoscritto rimase inedito, consultabile solo dagli studiosi che si recavano direttamente negli archivi. Nel 1976, grazie all’interessamento dell’Arcivescovo Vozzi e al sostegno della Regione Campania i primi tre fascicoli del Manoscritto Carraturiano furono finalmente stampati.

La curatela dell’opera fu affidata alla professoressa Amalia Santoli, che nella sua premessa sottolineò come il Carraturo avesse inteso dare un senso agli eventi politici, religiosi e sociali della città di Cava attingendo a cronisti, scrittori e documenti in gran parte inediti al suo tempo. Una fonte preziosa di notizie su uomini, luoghi ed avvenimenti altrimenti consegnati all’oblio.

Il pensiero: tra illuminismo e difesa dei cavesi

Carraturo non si limitò a raccogliere e trascrivere materiale documentario: cercò sempre di interpretarlo, di confutare le teorie errate e di rendere ragione dei fatti. Figlio del suo tempo, si mostrò aperto alle idee dell’illuminismo e alla politica antigiurisdizionalista dei Borboni, pur mantenendo sempre un giudizio critico e autonomo.

Nelle sue pagine condannò i Monaci della Badia della SS. Trinità per le gravezze e i soprusi con cui opprimevano i vassalli cavesi, giustificando le ribellioni di questi ultimi con argomenti storici precisi. Offre così un quadro vivace delle lotte sostenute dagli uomini della Cava contro i diversi invasori nel corso dei secoli.

Gli scritti a stampa

Oltre al grande Manoscritto, il Carraturo diede alle stampe diversi opuscoli di interesse storico e giuridico, tutti dedicati alla storia e alla difesa dei diritti della città di Cava: Privilegi della Città, degli Aragonesi, confermati ed accresciuti da Carlo V, da Filippo II ed ultimamente dal serenissimo Filippo III e dalla Regina sua Madre; Relazione e ristretto dei privilegi della illustrissima e fedelissima Città della Cava e dei servigi fatti ai serenissimi Re; Difesa dei Privilegi dei cittadini della Cava; Fatto e ragioni per la Rev. Mensa Vescovile di Cava con la stessa Università; Orazione dei solenni Funerali per l’Augusto Monarca delle Spagne Carlo III di Borbone; Vita di S. Adiutore, patrono della Diocesi di Cava.

Nel 1784 lasciò anche una dettagliata descrizione di Palazzo Buongiorno, sede dell’amministrazione civica cavese, documentandone funzioni e struttura: un contributo prezioso per la storia istituzionale della città.

I riconoscimenti accademici

La statura intellettuale del Carraturo fu riconosciuta ben oltre i confini di Cava. Fu Accademico Sincero Laureato alla Reale Accademia Sebezia di Napoli, Vice Custode per la Città della Cava e suo Distretto, Socio dell’Accademia della Margellina Reale di Napoli e Socio dell’Accademia del Buon Gusto di Palermo. Un riconoscimento trasversale che attraversava l’intero Regno di Napoli.

L’eredità di un testimone illustre

Il 17 aprile 1807, dopo molti anni di cecità e di croniche infermità, il Canonico Carraturo morì all’età di 68 anni. La sua eredità intellettuale, però, non smise mai di nutrire la cultura cavese.

Ancora oggi, quando gli storici e i ricercatori si interrogano sulle origini dei quartieri della città, sulle produzioni agricole del Settecento, sui ritrovamenti di epoca romana, sulle battaglie e i privilegi della Città Fidelissima, è al Carraturo che si rivolgono. L’Enciclopedia Treccani lo cita come fonte primaria sulla storia di Cava. Un canonico del Settecento che, con pazienza e passione, ha salvato dal silenzio secoli di memoria della sua città. Cava de’ Tirreni gli deve moltissimo.

Fonti: Il Pungolo, Anno XIX n. 8, 4 aprile 1981 (a firma Attilio della Porta); Ricerche storico-topografiche della città e territorio della Cava, Can. Andrea Carraturo, a cura di Amalia Santoli, 1976; Enciclopedia Treccani – voce Cava

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