Le Farse Cavajole: quando Salerno prendeva in giro Cava

12 Feb,2026 | Cava Ieri

C’era una volta una rivalità. Anzi, la rivalità: Cava contro Salerno, Salerno contro Cava. I cavesi che da umili tessitori diventavano ricchi mercanti, i salernitani che li guardavano storto. E da questa guerra di campanile, tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento, nacque qualcosa di meraviglioso: le farse cavajole.

Il cavajuolo: lo scemo del villaggio (secondo Salerno)

I salernitani si inventarono un personaggio perfetto per sfottere i vicini: il cavajuolo. Un villico ignorante, rozzo, che parlava in dialetto stretto e combinava disastri. Il classico popolano sciocco che fa ridere tutti. Pensate alle farse come agli sketch comici dell’epoca: battute veloci, situazioni assurde, e sempre quel povero cavajuolo a fare la figura del fesso.

Opere come la Farza de lo Mastro de scola e la Farza de la Maestra ci mostrano questo personaggio in azione: goffo, confuso, parlante stretto cavese, e proprio per questo irresistibile.

Vincenzo Braca: l’unico superstite

Di tutte le farse che devono essere state scritte in più di un secolo, ci è arrivato pochissimo. E quasi tutto porta il nome di Vincenzo Braca (1566-1614), medico e commediografo salernitano che di queste farse fu il maestro indiscusso.

Prima di lui? Qualche opera anonima, tipo il Cartello di sfida cavajola o la celebre Ricevuta dell’Imperatore – quest’ultima scritta per prendere in giro l’accoglienza che Cava diede a Carlo V d’Asburgo nel 1535, di ritorno dalla conquista di Tunisi. Immaginatevi la scena: l’imperatore in visita, e i cavajuoli che cercano di fare bella figura combinando un pasticcio dietro l’altro.

Teatro popolare

Le farse cavajole sono un pezzo importante del teatro rinascimentale italiano, alla pari con i mariazzi padovani del Ruzante o le commedie veneziane. Certo, erano più locali, più “campanile”, meno universali – ma proprio in questa dimensione paesana stava il loro fascino.

Erano teatro vivo, fatto per far ridere la gente comune, con battute che tutti capivano e situazioni che tutti riconoscevano. Espressività dialettale, vivacità linguistica, e quella capacità tipicamente meridionale di trasformare le tensioni in satira.

E oggi?

Le farse cavajole non sono morte. Vivono nelle rievocazioni storiche di Cava de’ Tirreni, dove tornano in scena come “ironico specchio della società di allora”. Nel 1986 il Teatro Valle di Roma le portò in scena in versione moderna, e da allora continuano a far sorridere, ricordandoci che la rivalità tra città vicine può diventare arte.

Perché in fondo, cosa c’è di più teatrale di una bella litigata tra paesi? I salernitani presero in giro i cavesi, e senza volerlo ci regalarono un tesoro: le farse cavajole, che ancora oggi ci fanno ridere di noi stessi e delle nostre piccole guerre di campanile.

Vota cannuole! – come si dice a Cava. E che le farse continuino.

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