Abitudini generazionali

22 Ago,2025 | Blog

Camminando, come al solito per Cava, ho notato in uno dei parchi comunali, un bambino di forse tre anni seduto accanto alla mamma che ascoltava la lettura di un libro cartonato e coloratissimo, e ogni volta che la storia finiva esclamava con gli occhi che brillavano “Mamma, ancora! ancora!”. Poco distante una signora anziana sedeva sulla sua panchina di sempre insieme alla badante, nello stesso punto dove, credo, ogni mattina si concedeva la sua passeggiata quotidiana. Due mondi apparentemente opposti, eppure uniti da qualcosa di profondo che mi ha fatto fermare a riflettere.

Quello che mi ha colpito di più è stata la perfetta sincronia dei loro rituali. Il bambino ascoltava la stessa storia sempre con lo stesso trasporto, chiedendo instancabilmente “Ancora!” come se ogni lettura fosse la prima, come se quella narrazione contenesse un segreto che doveva assolutamente decifrare. La signora, dal canto suo, era seduta sulla stessa panchina di sempre – lo si intuiva dalla familiarità con cui la badante l’aveva accompagnata in quel punto preciso della villa – con lo sguardo rivolto verso lo stesso angolo di verde che ogni giorno le regalava la sua piccola dose di serenità.

È curioso come sia i bambini che gli anziani trovino nelle abitudini un rifugio sicuro. Mentre noi adulti spesso interpretiamo queste routine come limitazioni, per loro rappresentano invece un’ancora di stabilità in un mondo che, per ragioni diverse, può apparire imprevedibile e difficile da controllare.

Per un bambino, le abitudini non sono prigioni ma piuttosto dei punti fermi necessari alla costruzione della propria identità. Ogni “Ancora!” gridato con entusiasmo non è capriccio ma un modo per padroneggiare il mondo delle narrazioni, per sentirsi sicuro nell’universo delle storie. La ripetizione della lettura gli permette di sperimentare quel senso di controllo e prevedibilità che è fondamentale per lo sviluppo della fiducia in se stesso e nella realtà che lo circonda. Quando un bambino insiste per fare sempre la stessa cosa, nello stesso modo, non sta manifestando ostinazione ma piuttosto un bisogno profondo di prevedibilità. È attraverso questi rituali che impara a gestire l’ansia del nuovo e dell’ignoto, costruendo gradualmente le competenze necessarie per affrontare sfide sempre più complesse.

Per la signora anziana nella villa, invece, quella routine quotidiana rappresentava probabilmente qualcosa di diverso ma altrettanto essenziale: un legame con la propria autonomia, un modo per mantenere viva la continuità della propria esistenza nonostante i cambiamenti imposti dal tempo e dalla necessità di essere assistita. La passeggiata quotidiana, sempre nello stesso luogo, non è solo un bisogno fisico ma un modo per riappropriarsi di uno spazio, per continuare a esistere come persona attiva nella propria vita.  Gli anziani spesso sviluppano rituali che li aiutano a preservare il senso di sé in un corpo e in un mondo che stanno cambiando. Quella panchina sempre uguale nella villa non é solo comodità, ma un ancoraggio alla propria identità, un modo per dire “Io sono ancora qui, sono ancora me” nonostante la presenza necessaria della badante ricordi quotidianamente i cambiamenti avvenuti nella sua vita.

Osservando quella scena, ho realizzato quanto le abitudini siano in realtà un linguaggio comune che attraversa tutte le età. Entrambi, il bambino e l’anziana, stavano facendo la stessa cosa: usando la ripetizione come strumento di benessere psicologico.

La differenza sta forse negli obiettivi: mentre il bambino costruisce attraverso le sue routine, l’anziano spesso le usa per conservare. Ma in entrambi i casi, questi comportamenti apparentemente “rigidi” nascondono una saggezza istintiva e mentale.

Quello che più mi ha fatto riflettere è stata la bellezza di quelle due scene parallele: da una parte l’entusiasmo ripetuto del bambino per la sua storia, dall’altra la quieta regolarità della signora nella sua passeggiata quotidiana. Entrambi trovavano nella routine non una limitazione ma una fonte di benessere, ognuno secondo i propri bisogni e la propria fase di vita.

Questa armonia nasce probabilmente dal fatto che condividono lo stesso bisogno fondamentale: quello di trovare stabilità attraverso la ripetizione. Il bambino la cerca per crescere e imparare, l’anziana per mantenere la propria dignità e identità, ma l’esigenza è la stessa.

Forse dovremmo imparare qualcosa da questa saggezza intergenerazionale. Troppo spesso noi che viviamo nelle età intermedie tra infanzia e vecchiaia, liquidiamo le abitudini come ostacoli al cambiamento o segni di chiusura mentale, dimenticando che possono invece rappresentare delle risorse preziose per noi stessi.

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