Cava durante la dominazione fra1ncese

9 Feb,2026 | Cava Ieri

Quando Cava si liberò dal dominio austriaco nel 1734, la città mostrò sempre una forte ostilità verso i francesi. Ogni volta che fu necessario prendere le armi, i cavesi le usarono con coraggio e determinazione contro di loro.

Una città che non si piega

La storia della resistenza cavese ai francesi ha radici profonde. Già nel 1648, durante l’assedio del castello di Salerno, i volontari di Cava diedero il loro contributo insieme al Re Federico per scacciare le truppe francesi comandate dal Principe Tommaso di Savoia.

Ma è nel periodo napoleonico che Cava vive i momenti più drammatici della sua storia. L’odio verso i francesi, mai dimenticato dopo anni di dominazione straniera, porta nel 1799 a un’azione di resistenza che avrà conseguenze pesantissime per tutta la città.

L’imboscata del 1799: il prezzo della libertà

Nel 1799 Luciani e Cetaresi guidano una coraggiosa imboscata contro le truppe francesi. L’azione, pur temeraria, costa cara ai cavesi: rapine, saccheggi, la profanazione di conventi e chiese, e una multa enorme di 15.000 ducati imposta alla città come punizione.

Ma il peggio deve ancora arrivare.

Quando i francesi tornano padroni di Napoli nel 1806, la vendetta non si fa attendere. Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone e nuovo Re di Napoli, non dimentica la resistenza cavese.

Il 15 settembre 1806 firma un decreto che dichiara Cava città ribelle. La punizione è devastante: vengono strappati alla città tutti i territori costieri e il retroterra, compresi Vietri, Raito, Quaranta, Alessia, Arcara e Castagneto.

Il crollo economico

La perdita dei casali costieri significa per Cava la rovina economica. La città perde i suoi due porti, le vie di comunicazione e gran parte della popolazione. Vietri diventa un comune autonomo con quasi 9.300 abitanti, mentre Cava scende a poco più di 13.600.

L’industria tessile cavese, che da sola garantiva entrate per 27.000 ducati all’anno, crolla. Per avere un’idea, questa cifra corrisponderebbe oggi a circa due miliardi e settecento milioni di lire.

I saccheggi e l’occupazione militare

Nel febbraio del 1806, quando le truppe napoleoniche arrivano a Cava, la città deve ospitare migliaia di soldati francesi. Circa 3.000 militari vengono alloggiati nelle case e nelle locande cavesi, mentre altri 3.000 occupano Marina di Vietri.

Le spese per vitto e alloggio sono tutte a carico della popolazione locale. Le truppe appartengono ai reggimenti sesto, dodicesimo e centunesimo di fanteria, e la loro presenza pesa come un macigno sull’economia già provata della città.

La lunga attesa della restituzione

I territori strappati a Cava nel 1806 verranno restituiti solo nel 1834, dopo ben 28 anni. Quasi tre decenni durante i quali la città deve ricostruire la propria economia, la propria identità e il proprio tessuto sociale, privata delle sue aree più produttive e strategiche.

Questa pagina dolorosa della storia cavese ci ricorda il prezzo altissimo che la città pagò per la sua resistenza ai francesi. Un periodo di saccheggi, umiliazioni e povertà che segnò profondamente la comunità, ma che non riuscì a piegare lo spirito fiero e indipendente dei cavesi.

Fonte: Articolo tratto dalla “Noterella Cavese” – 19 gennaio 1974 – n. 2, a cura di Valerio Canonico. Archivio storico della Cassa di Risparmio Salernitana (fondata nel 1956).

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