C’è chi sceglie il silenzio

12 Lug,2026 | Blog

Sopra Cava de’ Tirreni, dove i sentieri che salgono verso lAbbazia della Santissima Trinità si fanno più ripidi e il paesaggio si apre sulla costa, esiste ancora oggi un piccolo edificio in pietra chiamato Cappella Vecchia. È lì che da alcuni anni un uomo ha deciso di fermarsi, e di non tornare più a valle.

La sua storia, raccontata di recente dalla stampa locale, è quella di un escursionista arrivato da fuori regione che, imbattutosi in quel luogo sospeso tra il vuoto e il mare, ha scelto di farne la propria casa. Non un gesto di fuga disperata, ma una decisione lucida: vivere con l’essenziale, lontano dal rumore, dal traffico, dalla frenesia che scandisce le nostre giornate.

È facile, leggendo certe storie, pensare a un eremita come a qualcuno che si è arreso alla vita, che è “fuori” da tutto. Ma la verità, spesso, è l’opposto. Chi sceglie la solitudine della montagna, il silenzio di un sentiero, la compagnia del vento e delle stagioni, non sta scappando dal mondo: sta semplicemente rifiutando ciò che di quel mondo non gli serve più.

Sono persone che hanno fatto pace con la fatica, che non hanno bisogno di un orologio per sapere che ore sono, perché le loro giornate sono scandite dal sole e dalla luna. Persone che, pur vivendo con pochissimo, si scoprono paradossalmente più ricche: circondate da una rete spontanea di affetto, di gente che passa, che porta un aiuto, che si ferma a parlare. La vera comodità, per loro, non è quella che si vede in televisione — non i beni superflui, non le mode passeggere, non le sciocchezze che riempiono i palinsesti, ma un giaciglio pulito, dell’acqua fresca a portata di pochi minuti di cammino, un panorama che nessun lusso può comprare.

C’è un altro aspetto, forse il più significativo, in queste scelte di vita: chi abita il silenzio della natura è, quasi per definizione, fuori dai social media. E non è un dettaglio marginale. Viviamo in un tempo in cui questi strumenti, nati per avvicinare le persone, vengono troppo spesso usati per il motivo opposto: per giudicare, per disprezzare, per commentare negativamente la vita altrui da dietro uno schermo, senza mai davvero incontrarsi.

Chi vive lontano da tutto questo non perde nulla di essenziale. Anzi, guadagna qualcosa che i social non possono offrire: rapporti veri, fatti di presenza, di sguardi, di gesti concreti — un sacco a pelo portato in dono, un attrezzo per riparare una porta, una manciata di frutta fresca condivisa con chi passa di lì. Nessun like, nessun commento anonimo: solo relazioni autentiche, costruite un incontro alla volta.

Non tutti possiamo, né forse dobbiamo, ritirarci su un sentiero di montagna. Ma storie come questa, che nascono nei nostri stessi luoghi — sui sentieri che da Cava salgono verso la Badia — ci ricordano qualcosa di prezioso: che la felicità non abita necessariamente nell’abbondanza, e che la pace, spesso, è più a portata di mano di quanto pensiamo.

In un’epoca dominata dalla connessione perenne e dal rumore digitale, chi sceglie il silenzio non è un uomo che si è perso. È, forse, un uomo che ha semplicemente trovato prima degli altri quello che davvero conta.

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