Da Cava l’origine dell’Ordine di Malta?

18 Feb,2026 | Cava Ieri

C’è un filo invisibile, ma d’acciaio, che lega le verdi colline di Cava alle sabbie dorate di Gerusalemme e alle fortezze di Malta. Spesso guardiamo alla nostra Abbazia Benedettina della Santissima Trinità come a un tesoro di arte e spiritualità locale, ma la storia ci sussurra che da queste mura partì l’impulso che diede vita a una delle istituzioni più prestigiose e antiche della cristianità: l’Ordine di Malta.

Una scoperta tra le cronache medievali

Secondo quanto riportato da autorevoli fonti storiche, tra cui il celebre cronista delle Crociate Guglielmo di Tiro, nel 1099, quando i Crociati entrarono a Gerusalemme, trovarono presso il monastero di Santa Maria della Latina un ospizio dedicato all’accoglienza dei pellegrini.

La particolarità? Quel monastero non era un’entità isolata, ma dipendeva direttamente dalla Badia di Cava. A guidare la struttura c’era un uomo dalla santità riconosciuta: Gerardo, noto oggi come il Beato Gerardo Sasso.

Il Beato Gerardo: il “Cavese” per missione

Il documento che abbiamo analizzato (un estratto dell’opera di Paolo Guillaume del 1876, “Le navi cavensi nel Mediterraneo”) sottolinea un punto fondamentale: Gerardo operava a Gerusalemme per ordine dell’Abate e dei monaci di Cava.

Sebbene le origini natali di Gerardo siano spesso contese (molti lo indicano come originario di Scala, in Costiera Amalfitana), il legame giuridico e spirituale è innegabile: egli prestava il suo servizio umile ai poveri e agli infermi come “figlio” della congregazione cavense. Fu proprio questo nucleo di carità, nato sotto l’egida benedettina di Cava, a trasformarsi in quello che oggi conosciamo come l’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme.

Dall’assistenza alle armi: l’evoluzione dell’Ordine

Dopo la morte di Gerardo, la guida passò a Raimondo del Pozzo (Raymond du Puy). Sotto la sua direzione, l’Ordine subì una trasformazione epocale: per difendere i pellegrini dalle costanti minacce in Terra Santa, i fratelli “Ospitalieri” divennero anche cavalieri combattenti.

È l’inizio di un viaggio epico che vedrà i Cavalieri spostarsi prima a Rodi e infine a Malta, mantenendo però sempre nel proprio DNA quel seme di assistenza e devozione piantato dai monaci cavensi.

Perché questa storia è importante per Cava oggi?

Riscoprire questi dettagli, documentati da storici come Ridolfi e Arnaldo Wion, non è solo un esercizio di orgoglio locale. Ci ricorda che nel Medioevo Cava de’ Tirreni era un centro di potere e cultura di respiro internazionale.

Attraverso le sue “navi cavensi” (che salpavano dal porto di Vietri, all’epoca parte del feudo della Badia), la nostra città esportava non solo merci, ma anche modelli di organizzazione sociale e spirituale che avrebbero cambiato la storia del Mediterraneo.

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