Nel cuore dei Monti Lattari, a ovest del centro storico di Cava , si erge il Monte Crocella: una cima di 588 metri che costituisce uno dei punti panoramici più significativi dell’intera valle metelliana. Conosciuto anticamente come Tramunzolo – nome che compare nel celebre Codex Diplomaticus Cavensis – questo rilievo calcolare si contrappone, con la sua sagoma inconfondibile, all’imponente Monte Finestra (1.145 m), dal quale è separato dalla fitta Selva di Novara: uno straordinario patrimonio boschivo che ancora oggi caratterizza il paesaggio della zona.
Il Monte Crocella deve il suo nome attuale alla croce metallica che svetta sulla sua sommità, punto di riferimento visivo per tutta la cittadina sottostante e simbolo di protezione della comunità cavese. La vetta si raggiunge dalla frazione Corpo di Cava, e l’escursione – adatta a camminatori di ogni livello – ripaga lo sforzo con panorami di rara bellezza su tutta la Valle Metelliana, sul Golfo di Salerno e, nelle giornate più limpide, sul lontano profilo del Mar Tirreno.
Dove si trova e come raggiungerlo
Il Monte Crocella appartiene al gruppo occidentale dei rilievi che circondano Cava de’ Tirreni, all’interno del Parco Regionale dei Monti Lattari. Il punto di partenza naturale per l’escursione è la frazione Corpo di Cava, facilmente raggiungibile in auto dal centro cittadino percorrendo la strada provinciale che costeggia l’Abbazia Benedettina della SS. Trinità.
Da Corpo di Cava si imbocca una strada di recente realizzazione che sale verso i pianori superiori. Lungo il tragitto è possibile ammirare un antico acquedotto medievale, testimonianza silenziosa dell’ingegneria idraulica che per secoli ha garantito l’approvvigionamento idrico alla comunità monastica e ai borghi circostanti. Attraversando boschi e pianori aperti, si raggiunge la sella dalla quale, inerpicandosi per un breve tratto di sentiero più ripido, si tocca la vetta in circa tre quarti d’ora dal punto di partenza.
Qui ti mena un sentiero che si apre verdeggiante tra l’ombrosa selva; qui guida i tuoi passi l’ampio bosco dal denso fogliame. Gli uccelli mandano tra le fronde un dolce concerto, e ricca vegetazione adorna il prato di variopinti fiori. — Da un antico testo poetico sul Monte Crocella, traduzione di Federico de Filippis sr.
Il paesaggio naturale: flora, fauna e boschi
La vegetazione del Monte Crocella è tipicamente mediterranea e si articola in diversi strati di grande interesse naturalistico. I versanti inferiori sono dominati da boschi misti di latifoglie – querce, carpini e castagni – che lasciano spazio, man mano che si sale, a rada macchia mediterranea e praterie aperte punteggiate di fiori selvatici nei mesi primaverili ed estivi.
Particolarmente caratteristica è la presenza del timo selvatico (Thymus vulgaris), che cresce spontaneo lungo i sentieri e i pianori sommitali, diffondendo nell’aria un intenso profumo aromatico che accompagna il camminatore fino in vetta. Le radure e i prati d’altitudine ospitano una ricca comunità di insetti impollinatori e una varietà di orchidee selvatiche, tipiche delle zone calcaree dei Lattari.
L’avifauna è particolarmente vivace: poiane, gheppi e altri rapaci sorvolano regolarmente le creste, mentre nei boschi di quota si sentono i richiami di pettirossi, cinciallegre e fringuelli. Il silenzio e la relativa integrità dell’ecosistema rendono il Monte Crocella un sito di alto valore per il birdwatching e per l’osservazione naturalistica in generale.
🌿 Curiosità: le antiche neviere
Nella zona sono ancora visibili le tracce delle neviere, cavità scavate nella roccia o costruite in muratura in cui la neve raccolta durante l’inverno veniva conservata fino all’estate, per essere poi venduta nei centri abitati di fondovalle. Una pratica comune nell’Italia meridionale pre-industriale, testimonianza di un rapporto antico e sapiente dell’uomo con la montagna.
Il panorama dalla vetta
Giungere in cima al Monte Crocella significa accedere a uno dei più completi belvedere naturali di tutta la provincia di Salerno. Il panorama a 360 gradi abbraccia scenari di straordinaria varietà geografica.
Verso est si stende la Valle Metelliana nella sua interezza, con Cava distesa nella piana e circondata dai suoi quartieri e frazioni. Più oltre, la cima mozza del Monte San Liberatore (466 m) – con l’eremo medievale che vi sorge – e la catena dei rilievi orientali che degradano verso il Salernitano. A nord, nelle giornate di buona visibilità, lo sguardo raggiunge i contrafforti dell’Appennino campano.
A ovest e a sud si apre il panorama più emozionante: la Selva di Novara disegna un manto boschivo denso e continuo, mentre oltre le ultime creste il Mar Tirreno si stende simile a un lago color cobalto, insinuandosi tra le spiagge accidentate della costa. Nelle giornate particolarmente limpide è possibile distinguere la vetta del Monte di Forma, che emerge oltre la selva, e intuire la sagoma delle isole del Golfo di Napoli.
Storia e spiritualità: la Croce e l’Abbazia
Il legame tra il Monte Crocella e la storia di Cava de’ Tirreni è antico e profondo. Già nel Codex Diplomaticus Cavensis – il celebre archivio dell’Abbazia Benedettina della SS. Trinità, uno dei più importanti d’Italia per l’alto medioevo – il rilievo compare col nome di Tramunzolo, a testimonianza di come questo territorio fosse ben noto e frequentato fin dal primo millennio.
Ai piedi del Monte Crocella, nella parte bassa del versante che guarda verso il Borgo di Corpo di Cava, sorge la chiesa della Pietrasanta, luogo di devozione secolare che conserva una reliquia di particolare importanza storica: il sasso sul quale, secondo la tradizione, sostò Papa Urbano II nel 1092, mentre si recava a consacrare l’Abbazia Benedettina. Un episodio che attesta il ruolo di primo piano che questo angolo di Campania ebbe nella storia religiosa medievale.
La croce sulla sommità, simbolo che dà il nome attuale al monte, è stata per secoli punto di riferimento spirituale e visivo per tutta la comunità cavese, posta lì – secondo la tradizione locale – perché la sua presenza sull’altura più visibile potesse proteggere e “vegliare” sull’intera città sottostante.