Le atrocità della guerra nel cuore di Cava
Il 23 settembre 1943 rappresenta una data tragica nella storia di Cava de’ Tirreni. In quella giornata autunnale, mentre la città metelliana si trovava nel vortice degli scontri tra le truppe tedesche in ritirata e le forze alleate avanzanti dopo lo sbarco di Salerno, la frazione di Santa Lucia fu teatro di una delle pagine più dolorose della Seconda Guerra Mondiale sul territorio cavese.
Il contesto storico: Cava sotto le bombe
Dopo l’8 settembre 1943 e lo sbarco alleato a Salerno (Operazione Avalanche), Cava de’ Tirreni divenne un campo di battaglia cruciale. Le truppe della divisione tedesca Hermann Göring si ritirarono difendendo strenuamente ogni posizione, mentre dall’alto i bombardieri B-24 americani martellarono senza sosta le colonne nemiche.
La città si trovò sulla linea del fuoco per ben venti giorni. Secondo le cronache dell’epoca, si contarono 70 palazzi crollati, 1.543 case d’abitazione distrutte, 868 case gravemente danneggiate, 400 morti civili e ben 1.500 feriti. Circa seimila civili trovarono rifugio nell’Abbazia benedettina, mentre le frazioni circostanti subirono bombardamenti, rastrellamenti e rappresaglie.
La tragedia del 23 settembre
Da fonti storiche e giornalistiche emerge un quadro drammatico di quella giornata. Il cielo era cupo, con quella caratteristica pioggia intensa che aveva segnato i giorni precedenti, quando le colline circostanti erano state martellate da bombe e proiettili. Santa Lucia, come tante altre frazioni di Cava, si trovava nel cuore della zona di guerra.
Le fonti raccontano della famiglia Rispoli, di cui morirono tutti i componenti: Guglielmo (il padre), la moglie Giovanna con i figli Almerinda, Silvia, Ulderico, Alfredo con la moglie Fulgione Anna, e i loro figli Gerardo, Gerarda ed Adele. Una famiglia sterminata in un solo tragico istante, falciata dalla guerra.
Le fonti storiche descrivono con commozione la Signora Almerinda Rispoli che, con una gamba maciullata, aveva ancora venti metri da percorrere per mettersi al sicuro. Non volle morire dissanguata a così giovane età, ma alcuni vicini la scorsero, sentirono il grido di aiuto, ma non intervennero. Per paura di essere investiti dal fuoco tedesco, la lasciarono morire dissanguata con le unghie infisse nell’intonaco della vecchia casa.
Il dolore di una comunità
Dalle fonti storiche viene ricordato l’epitaffio che il reverendo don Giuseppe Trezza fece scolpire sulla lapide della tomba al cimitero della famiglia Rispoli:
“Tragico fato di guerra travolse nel cieco vortice con i genitori i fiorenti figliuoli, lasciando ai superstiti congiunti incalmabile dolore”
Parole che racchiudono tutto il dolore e l’assurdità di una guerra che non risparmiava nessuno, nemmeno intere famiglie innocenti. L’autore dell’articolo, firmato con lo pseudonimo “ERRIS”, conclude ricordando che queste sono le vere atrocità della guerra, e che la laboriosa frazione di Santa Lucia aveva dato prova di saper soffrire, con piaghe che ancora rimarginavano dopo aver dato largamente il suo contributo di sangue.
Venti giorni di inferno
Dal 9 al 28 settembre 1943, Cava de’ Tirreni fu in prima linea. L’arrivo degli alleati avvenne alle prime luci dell’alba del 9 settembre, quando ricognitori del 46° Reggimento inglese presero possesso del ponte di San Francesco. Seguirono giorni di violenti combattimenti, con i tedeschi che avevano sistemato postazioni di cannoni e mitragliatrici sulle colline dominanti la valle metelliana.
Il 28 settembre la battaglia di Cava era conclusa e gli Alleati, procedendo verso l’Agro e superandolo, dopo tre settimane di combattimenti, alle ore 9:30 del 1° ottobre 1943, entrarono a Napoli. Ma il prezzo pagato dalla popolazione civile fu altissimo: oltre 600 morti in venti giorni.
La memoria necessaria
L’eccidio di Santa Lucia e le altre tragedie che colpirono Cava de’ Tirreni nel settembre 1943 rappresentano pagine dolorose che non devono essere dimenticate. Furono giorni in cui la guerra mostrò il suo volto più crudele, colpendo senza pietà civili inermi, famiglie intere, bambini e anziani.
La memoria di quelle giornate tragiche, delle famiglie spezzate come quella Rispoli, merita di essere preservata e tramandata alle nuove generazioni.
Come ricordano le fonti storiche e giornalistiche: “Queste sono le atrocità della guerra!” Una guerra che non fece distinzioni, che colpì indiscriminatamente, lasciando ferite profonde nel tessuto sociale della comunità. Santa Lucia, come tante altre frazioni di Cava, pagò un tributo altissimo, dimostrando però anche la capacità di resilienza e di rinascita che ha sempre caratterizzato la popolazione metelliana.
Articolo basato su documenti storici e fonti d’archivio relativi agli eventi del settembre 1943 a Cava de’ Tirreni.
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