Marco Galdi

22 Ott,2024 | I Personaggi

Nato a Pregiato di Cava de’ Tirreni il 24 settembre 1880, terzo di cinque fratelli da Fiore e Giordano Angelici, Marco Galdi rappresenta una delle figure più illustri della cultura cavese del Novecento. La sua vita fu interamente dedicata agli studi classici e all’insegnamento, lasciando un’eredità culturale di straordinario valore.

Formazione e primi passi nella carriera

Frequentò il Liceo T. Tasso di Salerno, dove ottenne la licenza nel 1899. Allievo del celebre Enrico Cocchia, si laureò a Napoli nel 1903 ‘magna cum laude’ con un lavoro su ‘Cornelio Gallo e la critica virgiliana’. Autodidatta per il greco, il tedesco e l’inglese, si cimentò anche in traduzioni dal Gregorovius e da Swinburne, dimostrando fin da giovane una versatilità linguistica fuori dal comune.

Iniziò la sua carriera didattica nel 1905 insegnando nei ginnasi di Rossano Calabro e Salerno, per poi proseguire dal 1911 nei licei di Cosenza, Benevento, Caserta e al prestigioso Collegio militare di Napoli. Nel 1916 ottenne la libera docenza in Lingua e letteratura latina, coronamento di anni di studio appassionato.

La brillante carriera accademica

Nel 1924 vinse il concorso a cattedra in Lingua e letteratura latina per l’Istituto Superiore di Magistero di Messina, dove ricoprì anche il ruolo di direttore fino al 1926. Quell’anno fu chiamato dall’Università di Pavia per succedere a Carlo Pascal, assumendo per quattro anni anche la supplenza di Ettore Romagnoli nell’insegnamento di Letteratura greca. Dal 14 gennaio 1930 insegnò all’Università di Napoli, dove concluse la sua carriera accademica.

Il poeta dei Carmi latini

La produzione scientifica di Galdi fu vastissima e multiforme: scrisse circa un centinaio di volumi e opuscoli, spaziando dalle Riviste di cultura italiana e straniera alla collaborazione con l’Enciclopedia Treccani e con la Storia delle religioni del Padre Bonaventura Cechi.

Ma fu anche poeta di rara sensibilità: i suoi Carmi in lingua latina ottennero la lode nel prestigioso Concorso di Amsterdam. Se i lavori di erudizione non lo avessero lungamente distratto dalla poesia, sarebbe stato considerato uno dei migliori esponenti della tradizione virgiliana e oraziana. Le sue opere furono pubblicate in italiano nel 1906 da Ferdinando Gregorovius per i tipi Migliaccio di Salerno, e le sue pagine di prosa dedicate al giudizio sugli eruditi rappresentano un nitore incomparabile.

Nel volume “Cina” (Tipografia Salsano, Cava 1937), pubblicato postumo con traduzione curata dal Prof. Federico De Filippis, sono raccolte le sue più belle composizioni latine, tra cui la celebre poesia “Il Castello”, dedicata alla sua amata Cava:

Come piramide sorge un colle
a vigilare dall’alto i villaggi
de l’alma Cava:
levasi tutto ammantato di fronde,
e aria salubre lo carezza.
In vetta alla mole pietrosa
sorge il Castello,
strenuo baluardo de la montagna:
è un eroe che ora dorme,
ma che un tempo fu tromba di guerra.

Il tributo della città

Le sembianze di Marco Galdi sono state immortalate nel bronzo dello scultore Giuseppe D’Amico, custodito presso il Liceo classico di Cava, dove continua a essere ricordato come uno degli uomini illustri della città.

Gli amici e la cittadinanza cavese vollero onorare la sua memoria inaugurando, nel primo anniversario della morte avvenuta a San Giuseppe Vesuviano il 15 maggio 1936, un monumento nella Cappella Gentilizia a Pregiato.

Per il suo esempio di dedizione appassionata alle lettere, alla scuola e alla gioventù futura, la Città di Cava de’ Tirreni gli ha reso omaggio come a un figlio prediletto che ha portato lustro al nome della propria terra natale. Il suo ricordo è gelosamente custodito dalla memoria cittadina insieme a quello di altri illustri conterranei come il poeta Prof. Nicola Vernieri, l’avvocato Michele Albanella e i Proff. Galdi e Giuseppe Trezza.

Marco Galdi resta una figura fondamentale nella storia culturale di Cava de’ Tirreni, esempio luminoso di come la passione per la cultura classica possa trasformarsi in eredità immortale per le generazioni future.

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